Libero dà i numeri, il Tribunale pure

By Redazione

giugno 14, 2012 politica

Dare i numeri non è un reato. Il più delle volte è solo segno di un lieve disturbo di tipo psichiatrico. A meno che non si tratti di dare i numeri del Lotto, prerogativa dei sedicenti medium e dei cari estinti che appaiono nei sogni dei congiunti ancora in vita per regalare loro il sogno ad occhi aperti di un bel terno secco o addirittura di una cinquina. È quando si tratta di numeri di telefono che la cosa si complica un tantinello di più.

Lo sanno bene i vitelloni che il sabato sera sperano sempre che l’avvenente cameriera dalla scollatura generosa scriva il suo sul retro del sottobicchiere. Lo sa bene anche il quotidiano Libero, condannato dal tribunale di Roma a versare 10mila euro di risarcimento a Michele Santoro per aver pubblicato in bella mostra il suo numero di cellulare sulle pagine del giornale del 22 gennaio 2011. E mica perché i lettori della premiata ditta Feltri-Belpietro avessero tutta quella smania di telefonare a Santoro per ricevere anticipazioni esclusive sulle puntate di Annozero. Ma solo per una sorta di ripicca. Santoro infatti, aveva diffuso in diretta tv il numero mobile privato dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Solo che il proverbiale “pan per focaccia” è costato caro. E avrebbe potuto costare carissimo, visto che il giornalista partigiano aveva chiesto addirittura 150mila euro di risarcimento.  

In fin dei conti, si può dire che a Libero sia ancora andata bene. O forse no. Perché per aver pubblicato il vecchio numero di cellulare di Santoro, ora la testata è costretta a pagare. Ma per il fatto di aver diffuso in mondovisione il numero di telefono dell’ex premier, Santoro non ha dovuto rispondere a nessuno. «Prendete nota» scriveva ieri ironicamente Daw, il blog di Diego destro, commentando la vicenda. «È molto semplice: pubblicare il numero di cellulare di Santoro è un reato gravissimo, mentre pubblicare quello di Silvio Berlusconi no, è lecito, addirittura auspicabile. Rientra, insomma, nei doveri di un bravo giornalista».

E non lo dice solo Daw, lo spiega anche la motivazione con il quale le toghe romane hanno accompagnato la sentenza: «Il quotidiano e Morigi (Andrea Morigi, l’autore dell’articolo in cui veniva ripostato il numero di telefono di Michele Santoro, NdR) -cita il dispositivo – dovranno risarcire in solido Santoro dei danni non patrimoniali, complessivamente ottomila euro, più le spese sostenute nel procedimento di 2.500 euro Al di là della condanna, il giudice conferma che Santoro, da giornalista, ha diritto alla tutela della privacy e alla riservatezza e non è dunque come un politico o come il Presidente del Consiglio».Insomma Santoro, in quanto giornalista, ha diritto che venga tutelata la propria riservatezza come se non addirittura più di qualsiasi altro cittadino italiano. Berlusconi, che si è messo in testa di fare il presidente del Consiglio, no. Se avesse voluto un po’ di privacy, avrebbe fatto meglio a restarsene a casa. O forse no, visto che nemmeno in casa propria Berlusconi gode del diritto alla riservatezza. Ecco, forse avrebbe fatto meglio a conseguire almeno il tesserino da pubblicista. 

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