Chi sono i governatori tossici

By Redazione

giugno 14, 2012 Esteri

John Kasich e Rick Scott. Sono nomi probabilmente sconosciuti ai più,  che potrebbero però  giocare un “ruolo” fondamentale nel decidere chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca.

No, non  si sono candidati alla Presidenza. Né tantomeno si sfideranno per un seggio al Senato o al Congresso. Sono più semplicemente quelli che l’opinione pubblica americana oramai definisce “The Toxic Governors”, ” I Governatori Tossici”.

Eletti nella “wave election” del 2010, Kasich è alla guida dell’Ohio mentre Scott governa la Florida. Due “swing states” per eccellenza, che saranno decisivi il prossimo 4 Novembre.  Due stati che vedono tutti i sondaggisti concordi, si decideranno per una manciata di voti.

Chi non si ricorda d’altronde quella lunga notte del 2000 in Florida? Il Sunshine State, dopo una lunga battaglia legale, venne attribuito dalla Corte Suprema al governatore del Texas George Bush che vinse così la sfida contro Al Gore, vicepresidente uscente.  Nel 2004 fu invece il turno dell’Ohio. Soprannominato “Yo-Yo” dalla stampa francese (chiara l’assonanza). Passò da Bush a Kerry, per poi tornare, al fotofinish,  nella “colonna” di Bush che ottenne così un secondo mandato.

Se nel 2008 la mobilitazione di giovani e minoranze permise ad Obama di conquistare agevolmente entrambi gli stati, la situazione del 2012 sarà molto diversa. Il Presidente non può permettersi di riconsegnare né Ohio né Florida ai Repubblicani e si preannuncia una lotta all’ultimo voto. E proprio quei potenziali voti di protesta contro i governatori, potrebbero risultare decisivi.

John Kasich, a lungo deputato a Washington ed esponente dell’establishment repubblicano, venne eletto come 69esimo governatore dell’Ohio nel novembre 2010, battendo di poco il popolarissimo governatore uscente Ted Strickland che pagò l’impopolarità a livello nazionale del partito democratico. La “luna di miele” fra Kasich e i cittadini del “Buckeye State” durò però molto poco. Dopo una serie di dichiarazioni e proposte di legge per limitare il potere dei sindacati, e una sconfitta al referendum sulla “proposta 5” che eliminava i “collective bargaining rights” da molti contratti, Kasich è ora appoggiato solo dal 33% degli “Ohioans”, secondo l’ultimo sondaggio della Public Policy Polling.

Rick Scott riesce però ad essere ancora più impopolare. Imprenditore della sanità, fortemente  conservatore, si candidò alle primarie repubblicane contro il ministro della giustizia dello stato Bill McCollum, favorito dell’establishment e appoggiato dal potente presidente della RGA (Republican Governors Association) Haley Barbour.  Già sfavorito in partenza, la sua popolarità si inabissò quando si venne a sapere della sua storia come CEO della Columbia/HCA, il principale provider di assicurazioni sanitarie in America.  La compagnia venne difatti coinvolta in uno scandalo sulla gestione del programma Medicare e patteggiò 600 milioni di dollari di multa col Governo Americano.

Eppure Scott, a sorpresa, vinse contro McCollum e si presentò alle elezioni di novembre come candidato ufficiale del Partito Repubblicano.  Vinse, di poco e contrariamente ad ogni pronostico, contro la democratica Alex Sink, diventando così il 45esimo governatore della Florida. Quella Florida che coi suoi 29 voti elettorali è forse la “preda più ambita” fra tutti gli “swing states”.

Ma Kasich e Scott non sono soli. Anzi, sono in buona compagnia.

Neil Abercrombie, unico democratico del gruppo e detentore dello scettro di “più odiato d’America”, non dovrebbe influire troppo sul risultato nelle Hawaii. L'”Aloha State”, che ha dato i natali a Barack Obama, rimarrà saldatamente in mani democratiche.

Deciviso potrebbe invece essere Scott Walker, contestatissimo governatore repubblicano del Wisconsin.

Eletto anch’egli nella “wave” del 2010, il giovane rampollo dei tea party è arrivato alla ribalta nazionale dopo una serie di leggi anti-sindacali (per bloccarle i senatori statali democratici arrivarono ad abbandonare lo stato, e vennero richiamati dallo stesso Walker che minacciò l’invio della polizia per un “prelievo forzato”). Sottoposto ad una combattutissima “elezione di recall” è riuscito a  convincere i cittadini del “Badger State” a riconfermarlo in una battaglia fino all’ultimo colpo col Sindaco di Milwaukee Tom Barret. Una vittoria che però non allontana una verità: Walker rimane tutt’ora un personaggio che “divide” a metà lo Stato, amato o odiato. Un ambiente davvero “tossico”, o quantomeno non promettente, per il candidato presidente repubblicano che potrebbe rinunciare a “battagliare” in Wisconsin stato che, secondo i sondaggi, potrebbe essere competitivo per la prima volta in quasi vent’anni.

Insomma, le elezioni presidenziali del 2012 saranno sicuramente combattute fino all’ultimo.  E a deciderle potrebbero non essere Obama o Romney ma proprio uno di quei governatori che, accolto in modo trionfale dai suoi concittadini solo un anno e mezzo fa, potrebbe essere nuovamente protagonista. Questa volta in negativo.

Che beffa sarebbe per i Repubblicani …. ” scippati” della vittoria da una delle loro stesse “star”.

Latest Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *