Le macerie della Pa

By Redazione

giugno 13, 2012 politica

“C’era una formica produttiva e felice, che lavorava e lavorava…Era produttiva e felice ma, ahimè, non era supervisionata. Il Calabrone, gestore generale, considerò la cosa impossibile e creò il posto di supervisore, per il quale assunsero uno Scarafaggio con molta esperienza, che standardizzò l’ora di entrata e di uscita e preparò anche dei bellissimi report. Ben presto fu necessaria una segretaria per aiutare a preparare i report, e quindi assunsero una Ragnetta, …Il Calabrone finì col chiedere anche quadri comparativi e grafici, indicatori di gestione ed analisi delle tendenze. Fu quindi necessario assumere una Mosca aiutante del supervisore e fu necessario un nuovo computer con stampante a colori. Ben presto la Formica produttiva e felice  cominciò a lamentarsi di tutto il movimento di carte che c’era da fare. Il Calabrone decise poi di assumere una cicala, come gestore dell’area dove lavorava la Formica.

Un giorno il gestore generale, mentre rivedeva il bilancio, si rese conto che l’unità nella quale lavorava la Formica produttiva e felice non rendeva più tanto.
E cosi contattò il Gufo, prestigioso consulente, che concluse osservando: “Troppa gente lavora in questo ufficio.” Cosi il gestore generale seguì il consiglio del consulente e licenziò la Formica. La morale della storia è fin troppo ovvia, per cui, sorvoleremo…

Chi lavora da decenni o anche solo da qualche anno tra tavoli consumati dai tarli, tra pavimenti sporchi e pulizie a cottimo che lasciano gli ambienti più sporchi di prima, dove l’impianto di aerazione condizionata d’estate funziona a piani o corridoi alterni, e, per una singolare legge del contrappasso si muore di caldo o si gela di freddo di inverno, d’altronde non si stupisce più… Se la logistica è lo specchio di una pubblica amministrazione allo sbando, val la pena soffermarsi dall’esterno, sugli edifici fradici, dalle mura ammuffite e dagli ambienti angusti, dove la 626 ( ndr, la legge sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, approvata nel 1994) non è mai passata… Mentre si disperdono risorse per edifici costosi di rappresentanza, il personale ( dirigente e non ) lavora in stanzette o troppo calde o troppo fredde, ammobiliate con qualche pezzo d’antan ( si fa per dire), con postazioni attrezzate al minimo ( un computer che fa due o tre giri a vuoto prima di ” effettuare l’upload”, una rete ” lan” che il lunedì mattina puntualmente dalle ore 8.00 alle ore 10.00 fa i capricci), macchinette del caffè che rilasciano una polverina in soluzione satura con acqua anch’essa sporca – perché sai nell’autoclave del palazzo hanno rinvenuto un paio di topi morti…anche questa è la Pubblica amministrazione italiana, soprattutto a livello locale, tra costosi e spesso vuoti edifici di rappresentanza e ambienti lavorativi improvvisati, decenti quanto gli stipendi erosi da una pressione fiscale ormai attestata al 48%.

Così un lunedì mattina, entrando in una stanza che prima, quando quell’edificio era occupato da una fabbrica di tessuti, era adibita magari alla lavorazione delle stoffe ed adesso ci hanno ricavato tre postazioni, l’incauto dipendente si accorge che la sua scrivania è invasa da formichine entrate da una delle 4 prese scoperte, che fissano i punti cardinali della  “stanza” e da ragni rossi sul davanzale… Nell’indifferenza rassegnata di colleghi e commessi, armato di buona volontà e di ” olio di gomito” si improvvisa disinfestatore, grazie a un po’ di alcool puro per uso disinfettante rimediato e a una bomboletta del ddt, perché gli attrezzi usati per le pulizie in realtà si rivelano abbastanza inutili. Per quella stanza, per altre stanze come quella, le cui mura sono intrise di muffa, sarebbe forse necessaria una ispezione della asl, o quantomeno una disinfestazione…E invece il tutto avviene nella quotidiana e indifferente normalità, nell’ignoranza che anche quella situazione ” irregolare” non sia poi così grave, così scandalosa per un Paese moderno.

Dopo aver pulito e rassettato alla buona con i potenti mezzi a sua disposizione, armato di un discreto senso dell’umorismo, l’impiegato modello si rimette a lavoro, tra scartoffie e fascicoli impolverati, e se è così fortunato trova anche qualche collega disposto a scaricargli un po’ dei suoi, nell’ottica di una fattiva collaborazione che, se non gestita dal volenteroso impiegato con un po’ di scaltrezza, premia i più furbi anziché i più meritevoli.

E forse, mentre sogna per vari attimi l’avvento della Pubblica amministrazione digitale, per aver finalmente ragione di un mare di scartoffie e copie buttate lì ad accrescere il volume e ad attirare montagne di polvere e riniti allergiche, si sofferma a pensare che in fondo non gli è andata tanto male… In fondo, avrebbe anche lui come il protagonista de ” La Metamorfosi” di kafkiana memoria svegliarsi e trovarsi trasformato – stavolta – in una enorme formica…

(qdrmagazine)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *