Le spese più alte? Dell’istruzione

By Redazione

giugno 12, 2012 politica

Sarebbe quasi da ribattezzare ministero della Pubblica assunzione. La maglia nera di dicastero più costoso e “macchinoso”, fra tutte le amministrazione pubbliche centrali, va infatti a quello della Pubblica Istruzione come emerge dai crudi dati pubblicati dal servizio Bilancio del Senato che dovranno ispirare la spending review del governo: per il 2012 ben il 94,3 per cento delle spese preventivate per Viale Trastevere nel bilancio dello stato (pari a circa 41,8 miliardi di euro) sarà destinato al funzionamento della macchina.

Non è proprio un paradosso, se si pensa che quasi un terzo del totale dei dipendenti pubblici in Italia, fra stato ed Enti locali, è in “pancia” proprio all’amministrazione guidata da Francesco Profumo: su una massa di lavoratori pari a 3,252,097 milioni, poco più di un milione sono nella scuola (dati, Ragioneria generale dello stato). Solo 111mila sono in forza nelle università, e costano circa 440 milioni l’anno. Se poi si scorre lungo le tabelle elaborate dai tecnici di Palazzo Madama si legge che alla voce “Innovazione e ricerca” sono destinati solo 2 dei 44 miliardi di spesi da viale Trastevere, per lo più in trasferimenti al Cnr e all’Enae. Un dato che, da solo, lascia intendere che per anni in Italia l’istruzione scolastica è stata usata più come ammortizzatore sociale che altro.

Al secondo posto di questa impietosa classifica dei ministeri più elefantiaci e farraginosi si piazzano quello dell’Interno e della Giustizia, rispettivamente con l’84,5% e l’84% delle spese destinate al solo funzionamento. E nel dettaglio, per entrambi, è sempre e solo il costo “macchina” amministrativa a spaventare: le Prefetture, dalla quella di Milano a quella di Caltanissetta, costano allo stato oltre 486 milioni, mentre per l’organizzazione e la gestione delle elezioni nel 2012 sono stati spesi 21,8 milioni di euro. A via Arenula fanno i conti con il fardello delle intercettazioni: solo quest’anno, in base ai dati del Senato, una spesa di 848 milioni mentre dei 7 miliardi totali destinati al dicastero di Paola Severino, 3,2 serviranno al funzionamento dei Tribunali, che da decenni alimentano il mito del campanilismo nostrano per la ritrosia dei più piccoli ad accorparsi in distretti giudiziari più ampi.

Nota positiva è forse lo sforzo del governo per gli investimenti destinati alle forze dell’ordine, e dunque per il rinnovo di armamenti, impianti e automezzi: al Viminale 31 milioni andranno alla Polizia di Stato, 39 ai Vigili del fuoco. Mille altre sono poi le voci curiose nelle competenze dei ministeri che meritano attenzione, perchè vere e proprie pistole fumanti per le inefficienze e le schizofrenie del public spending. In primis qualcuno dovrebbe spiegare agli italiani, cittadini di uno stato laico, come mai alle confessioni religiose vanno versamenti pari a 1,1 miliardi. Come sarebbe interessante capire quanti dei 6,6 miliardi (il 92,6% del budget del ministero dello Sviluppo) che lo stato spenderà in investimenti e incentivi alle imprese serviranno a rilanciare la crescita nel 2012.

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