Alemanno si dimette?

By Redazione

giugno 11, 2012 politica

In politica e nel giornalismo le voci, se accreditate, diventano fonti. E molte fonti, in questi giorni, sono dello stesso avviso: Alemanno potrebbe dimettersi entro questa settimana. Probabilmente non succederà. Ma il fatto che se ne stia parlando, anche e soprattutto negli ambienti di centrodestra, lascia ben poco spazio alla fantasia. Soprattutto se, come in queste ore, la vicenda della delibera sulla vendita di un parte di Acea (municipalizzata dei servizi idrici ed elettrici della Capitale), bloccata dall’ostruzionismo dell’opposizione in Campidoglio, rischia di non far andare in porto una delle delibere fondamentali dell’attuale sindaco di Roma. Se dovesse naufragare la vendita di Acea (che di fatto è un grosso favore a Caltagirone che diventerebbe uno degli azionisti più influenti del gruppo), il primo cittadino potrebbe gettare la spugna.

Già da tempo l’impegno di Alemanno sui problemi della città sembra essere molto diminuito. Il disinteresse alle questioni locali, per dare priorità a questioni di politica nazionale, fanno pensare che l’ex federale di Roma voglia trovare una exit strategy per non dover abbandonare il Campidoglio senza alcun onore delle armi e, anzi, con l’ignomia di un condottiero che abbandona il campo di battaglia. Quale migliore scusa delle barricate “ideologiche” e “pretestuose” dell’opposizione per far cadere la spugna? Quale migliore momento di questo, nel quale l’emergenza rifiuti di Roma sembra bussare alle porte della città come i Lanzichenecchi nel 1527? Quale migliore sponda del presidente della regione Lazio, Renata Polverini, ex amica e alleata (fino alla relativa débacle elettorale delle recenti amministrative) che bacchetta il povero Gianni (un giorno si e l’altro pure) su tutti i temi caldi della sua amministrazione?

Alla fine, quale migliore modo di tornare alla politica nazionale, lasciando la patata bollente di rifiuti e Acea ad un commissario governativo (che potrebbe agire senza l’incomodo politico del Consiglio comunale)?

Certo, i tempi non sono proprio quelli giusti per dimettersi, anche perché riguardo alla politica nazionale del centrodestra si sa poco e niente. Gianni deve, però, fare un passo in qualche direzione. Soprattutto nella direzione di scegliere il prossimo candidato alla carica di sindaco in quota centrodestra. Che non si ricandidi è cosa ormai quasi del tutto appurata, ma un “segue” dovrà pure indicarlo! E come lui, anche il centrosinistra. Perché se Alemanno si dimettesse ora, i tempi per fare primarie e campagne elettorali sarebbero se non risicati, molto stretti per la natura attendista della politica attuale.

Nel Pdl Alemanno non è che sia un grande dirigente con una strada lastricata di successi che lo porterebbero ad un ruolo preminente nel maggior partito della destra italiana. Di contro, nel partito c’è bene poco materiale umano su cui fare affidamento per l’apertura di una nuova pagina del disegno liberale nel nostro paese.

Fato sta che l’esperienza da primo cittadino della Capitale, per Alemanno sembra essere arrivata al capolinea. Che sia oggi, fra una settimana o al più ad ottobre, è solo una questione di opportunità politica e di gestione del presunto consenso elettorale. Nonché di calcolo meramente numerico sul tempo che occorre dalle dimissioni, fino alla chiamata alle urne per le prossime politiche, per non rischiare di rimanere col cerino in mano. E magari diventare un semplice capo dell’opposizione in Campidoglio, avendo però carezzato sogni di gloria eterna nel centrodestra italiano, non essendo però, riuscito a tramutare in realtà la sua auto-promessa escatologica di un futuro da leader nazionale. 

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