Quel Berlusconi di Tidei

By Redazione

giugno 9, 2012 politica

Nel delirio antiberlusconiano che ha caratterizzato la sinistra dell’ultimo decennio, il sospetto di molti era che, dietro gli attacchi al Cav, ci fosse una malcelata invidia. Il dubbio era che, avendo a disposizione gli stessi soldi, lo stesso potere e un carisma simile a quello di Berlusconi, molti a sinistra avrebbero fatto le stesse cose che imputavano al loro avversario, se non di peggio. La nota favola della volpe e l’uva, insomma, o la storia dei neri e (una parte de) i rossi che dopotutto sarebbero uguali, e ci scusi Nanni Moretti se non siamo in un film di Alberto Sordi.

Ogni tanto, capita che questo dubbio ci venga addirittura tolto. È il caso di Pietro Tidei, deputato dalemiano del PD, neoeletto sindaco di Civitavecchia: trovandosi in una situazione di palese incompatibilità tra due cariche, Tidei, come dice una sentenza della Corte Costituzionale, lo Statuto del PD, e come aveva lui stesso promesso in campagna elettorale, si sarebbe dovuto dimettere da Montecitorio. Quando è andato a consegnare la lettera di dimissioni, però, ci ha improvvisamente ripensato, per salvare il Tribunale di Civitavecchia a rischio chiusura, e aggiungendo che si sarebbe dimesso secondo i suoi tempi.

Tidei, insomma, ha candidamente ammesso che le Istituzioni dovranno sottostare ai suoi tempi e al suo piacimento personale. Nonostante altri suoi colleghi si siano fatti carico del problema del Tribunale, col più classico dei ghe pensi mì Tidei continua tuttora ad occupare la comoda poltrona per i presunti interessi (conservatori, in pieno stile berlusconiano del non cambiare mai nulla) dei cittadini di Civitavecchia, i quali, per questo, pagherebbero anche un sindaco, se solo ne avessero uno vero. D’altronde, parlare in una campagna per mesi del futuro di Civitavecchia fingendo di non accorgersi del problema del Tribunale, è un po’ come parlare per mesi della crisi senza accorgersi che i ristoranti non sono poi così pieni.

Che Tidei resti alla Camera perché folgorato sulla A12 (molto meno solenne della via di Damasco, va detto) dai problemi del Tribunale è, probabilmente, vero quanto è vero che Ruby è la nipote carnale di Mubarak. Non ci credono neanche quelli (diversi zingarettiani tra loro) che su Facebook hanno fondato il gruppo Pietro Tidei resisti, invitando il deputato a violare sostanzialmente la legge non per salvare il Tribunale (anche perché, detto tra noi, sticazzi del Tribunale di Civitavecchia), ma per non far entrare Mario Adinolfi, eretico primo dei non eletti, in Parlamento. La filosofia alla base di tutto è semplice: l’interesse del capo del partito (duramente attaccato, nei mesi scorsi, da Adinolfi) viene prima della legge, il Capo non deve avere problemi e dobbiamo stare tutti allineati e coperti dietro di lui, anche se per farlo dobbiamo andare contro nostre convinzioni di anni. Toh, una storia che mi pare di aver già sentito: basta leggere un qualsiasi editoriale di Repubblica degli ultimi undici anni per vederla rinfacciare all’intero centrodestra italiano.

La situazione sembra sbloccarsi. Secondo le sue ultime dichiarazioni (ma ci sarà da fidarsi, o questo tizio dirà che i giornali lo hanno frainteso?), Tidei sceglierà cosa fare da grande il primo luglio, dopo l’approvazione del bilancio di Civitavecchia. I soliti maligni sostengono che questa data non sia casuale: il Comune è indebitato fino al collo, e il bilancio potrebbe essere non approvato, portando al commissariamento. In quest’ultimo malaugurato caso, Tidei si troverebbe senza la poltrona in Comune, e si salverebbe mantenendo quella a Montecitorio: per questo resta con il piede in due staffe. Berlusconi andava in giro dicendo alle sue conquiste che faceva il Premier part-time, Tidei fa part-time sia il deputato che il sindaco; proprio quello che si aspettavano i suoi elettori, direbbe un bugiardo.

A questo punto, chiudo con una proposta. Mentre si spreme le meningi per decidere se restare o no alla Camera, chiudiamo Tidei in una villa con dieci olgettine. Per vedere tutti quanti l’effetto che fa.

(qdrmagazine)

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