Il social web è un caffè parigino

By Redazione

giugno 7, 2012 Cultura

Leggiamo di meno, scriviamo di meno, e se lo facciamo, lo facciamo in modo meno attento e più superficiale di una volta. È ciò che spesso si dice quando si parla di web, e soprattutto di web content, con una massiccia dose di nostalgia per un presunto edenico passato nel quale tutto era più lento ma funzionava meglio.

La nostra società si muove sempre più verso il digitale, il virtuale, il multitasking, la velocità, il flusso di informazioni nel quale facilmente ci si può perdere. Oggi siamo ad uno step successivo: il futuro è nel social publishing. Tanto che è recente la notizia che anche Google si è arricchito di un nuovo elemento. Si tratta di Meebo, nato come un servizio di messaggistica sul web ma evolutosi in un sistema di condivisone di contenuti on line, che permette di personalizzare il flusso di informazioni ricevute adattandolo ai propri interessi, tramite la creazione di un ‘interest profile‘. Un’importante realtà del social publishing, insomma.

C’è chi ci vede, alternativamente, la fine dell’editoria e dell’informazione; ma c’è chi è pronto a sostenere che il moderno concetto di publishing sia invece più vicino e consono alla natura umana in tutte le sue diverse sfaccettature di quanto non lo siano l’editoria e l’informazione cosiddette tradizionali. 

Ma in cosa consiste esattamente il social publishing? Difficile darne una sola definizione. Jonah Peretti, giovane fondatore di Huffington Post e di BuzzFeed (che si autoproclama ‘the hottest, most social content on the web‘), ha suggerito un’insolita analogia: il social publishing è come un caffè parigino.

“Immagina di essere seduto in un caffè a Parigi. Hai una copia di Essere e Nulla, di Sarte, una copia di Le Monde, il giornale. Accanto a te, come spesso accade a Parigi, c’è un grazioso cagnolino. Leggi di filosofia, leggi le notizie e fai qualche carezza al cane. Non è che diventi stupido se fai le carezze al cane, sei semplicemente umano! E se leggi di filosofia puoi comunque essere un uomo di mondo. E se leggi le notizie puoi comunque essere un intellettuale. Parli con i tuoi amici al caffè: a volte del cane, a volte di filosofia, a volte di attualità e sì, a volte di cosa stai mangiando a colazione. Gli umani sono esseri complessi e hanno bisogni emotivi, bisogni intellettivi, bisogni sociali…”

Il caffè che descrive Peretti non è molto diverso da quello che vediamo ogni giorno sul web. Gli utenti che si scambiano contenuti e commentano, in effetti, fanno la stessa cosa che si farebbe in un caffè. L’idea che sta alla base del social publishing  è che per sapere cosa c’è di nuovo, da qualche tempo a questa parte, non siamo più abituati a cliccare sul sito di un quotidiano o di un portale di informazione. La prima cosa che facciamo al mattino è collegarci ai social network e apprendere cosa c’è di nuovo da quello che i nostri contatti hanno condiviso.

Forse è proprio vero che il social publishing è più vicino e consono alla natura umana,  o forse è la natura umana stessa che scorre e muta come tutte le cose, e c’è bisogno di qualcosa di diverso per rispondere alle sue necessità. In fondo, una tradizione non è che una novità che ha avuto un grande successo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *