Il programma liberale c’è

By Redazione

giugno 7, 2012 politica

«Un programma per i prossimi 50 anni», è l’ambizioso sottotitolo di “Sudditi”, il nuovo libro dell’Istituto Bruno Leoni presentato mercoledì a Roma. Ma chissà che non ne nasca un programma di governo per i prossimi 5 anni, quelli della legislatura 2013-2018. Scritto a più mani e curato da Nicola Rossi, economista e presidente del think tank liberale, è una serie di saggi brevi con un unico comune denominatore: il rapporto tra Stato e cittadini.

Un rapporto che in Italia è ben presto diventato tra Stato e, appunto, “sudditi”. Una costante storica fin dal lontano 1874, da quando nella disputa economica e politica tra Francesco Ferrara e Luigi Luzzatti hanno prevalso le convinzioni stataliste di quest’ultimo, che da allora, tranne una breve parentesi nel secondo dopoguerra e nella stagione einaudiana, hanno contraddistinto l’intera esperienza giuridica, amministrativa ed economica dello Stato unitario, come spiega Giorgio Rebuffa nel primo saggio. Il fisco, «luogo dove emergono, per eccellenza, le asimmetrie di trattamento» Stato-cittadini, è il tema centrale, affrontato in più saggi (Natale D’Amico, Serena Sileoni, Franco Debenedetti, Enrico Zanetti e Manuel Seri), ma vengono esaminati nella stessa ottica tanti altri ambiti della vita economica e sociale del nostro Paese: mercato del lavoro (Pietro Ichino), la disciplina dei fallimenti (Maria Leddi), informazione (Marianna Vintiadis), rispetto dei contratti (Giampaolo Galli), sanità (Silvio Boccalatte e Lucia Quaglino), trasporti autostradali (Luigi Ceffalo), energia (Carlo Stagnaro), urbanistica (Pasquale Medina), dismissioni del patrimonio pubblico (Alessandro De Nicola), grado di libertà e attrattività della nostra economia (Fabio Scacciavillani).

Nessun politico alla presentazione del libro, ma voce alle autorità di garanzia il cui ruolo istituzionale è quello di controllare e limitare il potere del Sovrano. Il presidente della Corte dei Conti Giampaolino, per esempio, spiega che il deficit «trasforma i cittadini in sudditi», e obbligando i cittadini futuri a pagare più tasse per ripianare i debiti viola il principio “no taxation without representation”. «Che non ci sia un limite esplicito alla pressione fiscale nella nostra Costituzione, non significa che essa possa arrivare a qualunque livello», avverte, suggerendo l’esistenza di un limite implicito nell’articolo 53 sulla capacità contributiva.

Ma un’incursione in politica Nicola Rossi se l’è concessa: all’«autorevolissimo ministro dell’attuale governo» (Passera) che confida di essere ogni giorno «angosciato» da cosa fare per la crescita, suggerisce di «mettersi nei panni» di un imprenditore, italiano o estero, che volesse investire in Italia e che oggi non può fare quattro cose basilari: pianificazione fiscale, perché non è dato sapere quanto pagheremo a distanza di 2, 5 o 10 anni; pianificazione amministrativa, perché sappiamo quando inizia una procedura, ma non quanto durerà né l’esito finale; pianificazione del personale, perché un terzo, il giudice, continua a intromettersi anche nella fisiologia e non solo nella patologia dei rapporti di lavoro; e infine nemmeno pianificazione legale. «Chiunque si angosci per la crescita – ha concluso – potrebbe cominciare concretamente da qui e ci sarebbe un minimo di speranza».

Un vero e proprio manifesto liberale, dunque, che non aspetta altro che essere “adottato”, di trovare gambe “politiche” su cui camminare. E basta scorrere i nomi degli autori, o dei presenti all’evento, per ricavarne l’immagine di una squadra di governo pronta a rivoltare lo Stato come un calzino. A cominciare da Nicola Rossi, senatore (ex Pd) e membro del comitato direttivo di “Italia Futura”, e da Oscar Giannino, che da mesi, dai microfoni di Radio24, sottolinea la necessità di una nuova offerta politica di stampo liberale. C’è un pezzo d’Italia, quella illusa e delusa dal berlusconismo  del ’94, che ci spera.

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