La rivoluzione di Scott Walker

By Redazione

giugno 6, 2012 Esteri

«Questa notte abbiamo detto al paese e tutto il mondo che gli elettori del Wisconsin vogliono leader in grado di prendere decisioni difficili», ha esultato il governatore del Wisconsin, Scott Walker. La sua è una vittoria storica, in tutti i sensi. Con il suo 55% di voti conquistati (contro il 44% del suo avversario democratico Tom Barrett, sindaco di Milwaukee) è solo il terzo governatore nella storia degli Usa ad essere stato sottoposto a un voto di “recall” ed è il primo a sopravvivere a questa procedura, che prevede elezioni anticipate per la riconferma della carica. Era in carica dal gennaio 2011, eletto grazie al sostegno del movimento Tea Party. Ed è qui che sta la novità: il movimento del tè ha dimostrato, ancora a 2 anni di distanza, di avere una capacità di mobilitazione superiore a quella dei sindacati.

Su cosa ha vinto Scott Walker? Una riduzione del debito pubblico statale di 30 milioni di dollari per il primo anno di amministrazione e di 300 milioni spalmati sui prossimi due. Questa cura dimagrante consiste interamente in tagli alla spesa, non in un aumento delle tasse. Sono infatti i dipendenti pubblici che devono pagare più contributi per la sanità e le pensioni. E la contrattazione collettiva dei loro sindacati è stata fortemente limitata: niente più incasso automatico delle ritenute in busta paga, nessuna richiesta di aumenti salariali al di sopra del tasso di inflazione, se non approvati da referendum interni. I sindacati hanno scatenato una lotta senza quartiere. E, con l’appoggio dei Democratici, avevano raccolto ben oltre le 500mila firme necessarie per invocare il “recall”: in 900mila avevano firmato per bocciare il governatore tea-partigiano.

La risposta dell’elettorato è stata chiara: hanno votato Walker per far dimagrire lo statalismo e ridimensionare i sindacati. Che qualcosa stesse andando storta per il fronte democratico era abbastanza chiaro da settimane. Lo si deduce dallo strano silenzio di Barack Obama. Si è limitato ad un solo tweet a favore di Barrett. Solo Bill Clinton si è esposto in prima persona. I Repubblicani, al contrario, hanno mandato nel Wisconsin fior di governatori (Bobby Jindal, Nikki Haley, Chris Christie) per sponsorizzare il loro uomo e hanno speso 30 milioni di dollari in campagna elettorale, 7 volte tanto la somma investita dai Democratici.

Quella del Wisconsin è stata una lotta per decidere come amministrare il Paese. Il budget e le misure adottate da Walker, sono la riproduzione, in scala ridotta, del programma economico di Mitt Romney. Che ieri, trionfante, dichiarava: «Il governatore Walker ha dimostrato che i cittadini ed i contribuenti possono rispondere ed avere la meglio sui costi eccessivi imposti ai conti pubblici dai leader sindacali». Il candidato repubblicano alla Casa Bianca dovrà farne tesoro, per riallacciare i rapporti con quel movimento Tea Party che tuttora lo vede con un certo sospetto. Da un punto di vista territoriale, il Wisconsin (finora considerato perso dai Repubblicani) può essere riconquistato. Sarebbe un bel bottino, con i suoi 10 Grandi Elettori. Ma soprattutto può aprire le porte del MidWest e in particolar modo del vicino Ohio (18 Grandi Elettori), una regione-chiave e tuttora in bilico, l’ideale per strappare la poltrona di presidente a Barack Obama.

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