I sindacati cadono a Madison

By Redazione

giugno 6, 2012 Esteri

«I had voted for Mr Barrett in 2010, but I switched my vote. Unions need to learn about shared sacrifice» (Ho votato per Barrett nel 2010, ma ho cambiato idea. I sindacati devono imparare a condividere i sacrifici). Barrett era il candidato democratico e questa frase riassume in modo esemplare la vittoria del governatore repubblicano Scott Walker. La dichiarazione è di Roberta Komor da Wauwatosa, una città di quasi 50mila anime a sud-est del Wisconsin. Il recall ha fallito, e chi ci aveva creduto ha perso. 

Le unions rischiano ora di scomparire da questa terra. Era il loro bastione. È qui che nacquero a difesa del dipendente pubblico e dove si sono battute per l’ultima resistenza: è qui che hanno perso di significato. Il governatore strappa ai lavoratori il diritto di contrattazione e questi tornano a votare per lui. La lotta è stata dura, la più grande battaglia politica che sia mai combattuta nello stato e anche la più costosa. Partito democratico e sindacati hanno cercato con tutti i mezzi di buttare Walker a tappeto, spendendo più di dieci milioni di dollari in campagna elettorale. 

Hanno perso. Le organizzazioni dei lavoratori soffrono un calo di adesioni notevole e solo il 12% degli americani ormai vi aderisce. Venti anni fa rappresentavano una forza imponente da non sottovalutare, oggi sono visti dalla gente come un virus che annichilisce il cambiamento. Walker e le sue riforme sono un colpo dal quale potrebbero non riprendersi, anzi entrambi rischiano di allargare il contagio. Misure simili in altri stati potrebbero fare davvero male alle unions, e dopo martedì anche altri politici non attendono altro che seguire la “lezione del Wisconsin”.

Jay Cost nelle pagine del suo ultimo libro, Spoiled Rotten, riflette sulla funzione dei sindacati, sul ruolo politico che hanno svolto a servizio del Partito Democratico. E dalle pagine del Weekly Standard lo stesso Cost si pone una domanda: i sindacati governativi sono davvero utili ai lavoratori? La risposta è fin troppo chiara: «È difficile sostenere che ci sia mai stato un impellente bisogno di loro». L’autore spiega che l’unico vero motivo della sindacalizzazione dei lavoratori pubblici è legata al declino dei sindacati artigianali e industriali, iniziata alla fine degli anni cinquanta. Ragioni di sopravvivenza, dunque, ma anche di convenienza politica, cercata e trovata dai dem per raccattare voti tra le classi più umili, cercando di sostituire un mondo, quello dell’acciaio e del carbone, che si stava estinguendo.

Jay racconta la storia di una sinistra triste, in declino, incapace di resistere al tempo. Quando Andrew Jackson formò nel 1928 il partito democratico – scrive – promise di difendere il debole contro il dominio delle élite privilegiate. Che fine ha fatto oggi questa promessa? Il popolo si sente tradito, scavalcato da lobby e gruppi di interesse che non vuole comprendere. Il voto di martedì dimostra che lo stesso popolo non è più disposto ad aspettare un partito che per tutti ormai è sinonimo di tasse. Oggi vota repubblicano, vota uomini come Scott Walker. 

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