L’Europa migliore che va in vacanza

By Redazione

giugno 5, 2012 Cultura

A quanti di voi è capitato di passeggiare per le vie del centro della città in cui vivete, ed esservi imbattuti in sciami di turisti capeggiati da bizzarre guide con ombrellino pocket in dotazione? Non è cosa infrequente che molti sottovalutino il fenomeno. Dati alla mano, uno studio dell’Osservatorio nazionale del turismo, dimostra che nei primi mesi del 2012 l’incremento delle visite degli stranieri in Italia ha segnato un +10,7 per cento rispetto all’anno passato.

Il mite inverno e il caldo della tarda primavera, si sa, allettano da sempre i popoli dell’Europa centrale che gradiscono trasmigrare nella nostrana penisola baciata dal sole. Le vie delle città improvvisamente si colorano di variopinte t-shirt dal sapore ’80s, i sanpietrini cedono il passo a sandali stile “crucco” (da indossare rigorosamente cum calzino), eserciti di biondi capelli arruffati dal vento, o appiattiti dal caldo di stagione, contagiano l’aere. Ebbene, al di là del folklore puramente estetico che i vostri occhi si trovano a dover affrontare (magari mentre state cercando di raggiungere il luogo in cui lavorate, o nel bel mezzo dell’unica giornata di riposo che avete deciso da giorni di dedicare allo shopping) vi siete mai domandati perché, in netto contrasto con tutti i dati e le statistiche demografiche dell’area europea, queste inestinguibili file di esseri umani siano composte quasi esclusivamente da ottuagenari?

I sistemi previdenziali dell’altra Europa (quella che non ha a che fare con le intemperanze della Signora Elsa Fornero) devono rendere gran bene. A giudicare dal dato proveniente dal ministero del Turismo, infatti, tuona vigoroso l’aumento del 144,3 per cento nella bilancia dei pagamenti effettuati dai turisti in Italia. Rispetto alle tasche vuote dei nostri compatrioti che vanno a spasso per il mondo, obviously. E cosa dire poi delle care, vecchie, buone maniere di cui i cugini nordici, vicini e lontani, spesso fanno sfoggio in sprezzo della proverbiale “cafoneria” italica? Scomparse.

Forse anch’esse si lasciano affascinare dalla storia del Belpaese, disperdendosi nei mille vicoli pieni di scorci mozzafiato. Forse finiscono schiacciate dall’imponenza delle chiese, oppure sotto l’ombra del Colosseo, o negli zampilli delle fontane. I cari compagni d’Europa, generalmente fin troppo premurosi e attenti quando c’è da bacchettare su spread, politiche economiche, ripianamenti del debito e leader di partito dai gusti strambi, durante le loro gite sembrano manifestare un totale compiacimento rispetto a tutto ciò che nel resto dei 360 giorni l’anno non stentano a deprecare. Spendendo anche, dicono quelli dell’Osservatorio, il 2,3 per cento in più rispetto al 2011 nei nostri ristoranti e nei nostri negozietti di souvenir.

Alle autorevoli tesi di quanti sostengono che l’Unione europea sia un gigante economico dai piedi d’argilla, un’ambizione unitaria dai risultati miserrimi, un legame forzato che si fonda sull’accorpamento di culture intrise di stili di vita, cibi, usi e costumi del tutto differenti fra loro, si potrebbe replicare che sì, questo è vero. Tranne quando si è in vacanza.

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