L’Aci e lo sciopero della benzina

By Redazione

giugno 5, 2012 politica

Ora l’Aci fa il verso a Beppe Grillo e rilancia il famigerato sciopero della benzina. Oggi i soci dell’Automobile Club d’Italia, chiamati a raccolta nientepopodimenoche dal presidente Angelo Sticchi Damiani, incroceranno le braccia davanti alle pompe di benzina «per lanciare – testuali parole – un forte segnale di protesta contro i continui aumenti fiscali che gravano sui carburanti e più in generale sull’auto».

Spiega Sticchi Damiani: «Gli automobilisti (ma quanti, in realtà? NdR) non faranno rifornimento il 6 giugno per dire coralmente basta agli aumenti dei prezzi alla pompa, saliti di oltre il 20% in un anno. Il problema sta soprattutto nelle troppe accise, che continuano a rappresentare la forma di tassazione preferita dallo Stato perché immediata, ineludibile e senza costi gestionali per l’Erario».

«La nostra azione – prosegue il presidente dell’Aci – muove a tutela di 1,2 milioni di famiglie associate e più in generale di oltre 35 milioni di automobilisti italiani. Non è un muro contro muro perché il dialogo è più importante della protesta per far comprendere al Governo la conseguenza delle scelte compiute sull’auto che stanno mettendo in ginocchio un settore strategico per il Paese». Ma cosa si spera di ottenere, in concreto? Il risultato più probabile di tanta mobilitazione, nel migliore dei casi, sarà che domani i distributori si fregheranno le mani per l’eccezionale afflusso di automobilisti in riserva. Nella peggiore delle ipotesi, invece, anche questo “sciopero della benzina” inanellerà un altri fallimento, proprio come quelli collezionati dai suoi predecessori. 

Anche se l’Aci parla di “primo sciopero della benzina”, l’Italia non è affatto nuova a questo genere di manifestazione. In principio era stato proprio il comico genovese, attraverso una riuscitissima catena di Sant’Antonio via mail, a cercare di convincere gli automobilisti all’astensione da rifornimento in un dato periodo come segno di protesta contro il caro benzina. L’idea, secondo i grillini, è che se tutti insieme (o per lo meno la maggior parte) avessero disertato i distributori per un tot di giorni, le compagnie petrolifere sarebbero state costrette a ridurre i prezzi per riconquistarsi le simpatie perdute della clientela. Una pia illusione. A qualsiasi compagnia interessa davvero poco in quali giorni si vada a riempire il serbatoio, dal momento che, prima o poi, l’automobilista dovrà farlo comunque. La catena era stata dunque un successo, sì, ma solo di spam, visto che bene o male era riuscita a toccare almeno una volta tutte quante le caselle di posta. Degli effettivi impatti sui bilanci dei petrolieri, però, non si ha il minimo riscontro.

Dopo Grillo, erano arrivati gli scioperanti “fai-da-te”. Pur senza avere alle spalle nessun simbolo e nessun movimento politico, avevano avuto grossomodo lo stesso successo (in fatto di spamming) proponendo una forma di sciopero invero rivoluzionaria: visto che l’astensione dal distributore si era dimostrata fallimentare perché irrealizzabile, proponevano l’astensione “selettiva”. Gli automobilisti avrebbero dovuto sì fare benzina, ma solo presso i distributori delle compagnie più piccole e con i prezzi più bassi. L’idea, almeno sulla carta, era che per non perdere clientela anche le grosse compagnie avrebbero adeguato al ribasso i loro prezzi, ristabilendo un equilibrio di mercato a vantaggio dell’utente. La proposta, decisamente più applicabile rispetto all’idea grillina, avrebbe in effetti anche potuto essere vincente. Non fosse stato per un dettaglio: la sopravvalutazione da parte del cosiddetto “popolo della rete” della propria capacità di essere un autorevole opinion maker e di influenzare decisivamente il pensiero comune. Il risultato, alla fine della fiera, è stato dunque un altro clamoroso flop, cestinato al pari delle e-mail a catena.

Adesso ci riprova l’Aci. È fuor di dubbio che l’impatto mediatico sarà sicuramente superiore, in forza della certamente maggiore autorevolezza che l’Automobile Club gode presso l’opinione pubblica. Sul risultato finale, però, non c’è da metterci la firma. A meno che non si scommetta su un brusco scossone all’autorevolezza che l’Aci potrà spendere da qui in avanti dopo aver patrocinato un simile sciopero. 

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