«Il Cav? Non vada in pensione»

By Redazione

giugno 5, 2012 politica

Il Pdl è senza dubbio al bivio fondamentale della sua vita: rilanciarsi o suicidarsi. Di certo chi, nel partito, vorrebbe il crollo della propria casa non ce n’è. Il problema è su cosa e come fare per far ripartire il maggiore partito del centrodestra. Giuseppe Moles, deputato del Pdl e fieramente “estremista liberale”, ci ha spiegato la sua ricetta per far resucitare il Pdl dalla profonda crisi che sta attraversando.

Cosa sta succedendo all’interno del Popolo della Libertà?
Le forze politiche che hanno fondato il Pdl nascevano liberali. Il Pdl è stata una costruzione necessaria e avvincente nell’immediato, ma non ha avuto né modo né tempo di amalgamarsi. Il rischio, che è sottolineato da molti, di un Pdl che muore statalista è concreto. Ma è dovuto al fatto che il partito è schiacciato nella morsa di formazioni politiche che sono tradizionali da decenni. Un po’ come il Pd e come l’Udc. Il Pd può permettersi, dopo decenni, di mascherare la sua ispirazione primaria con posizioni di pseudo cambiamento. E credo, di contro, che il Pdl non debba più, in un momento di grande difficoltà, seguire l’idea del partito tradizionale. 

Anche Alleanza Nazionale era liberale?
Se una qualsiasi forza politica, dal 1994 a oggi, ha accettato programmi politici ed elettorali che erano fondamentalmente e profondamente liberali, vuol dire che anche An aveva scelto di essere liberale. Abbiamo tantissime cose che ci uniscono e pochissime che ci dividono. E poi l’idea liberale si vede nei fatti. Se io sono di An accetto e sottoscrivo i programmi del ’94, del ’96 e del 2001, è una scelta politica. Quando Berlusconi l’altro giorno ha parlato del sogno liberale che è stato deluso, aveva ragione. Ma evidentemente con queste parole lui rilancia un sogno. Ed è proprio sul rilancio che si può far ripartire il Pdl.

Cosa pensa del Congresso, inteso come modo di dare una svolta alla crisi del Pdl?
Do poca importanza ai congressi. Perché possono essere momenti di grande partecipazione, ma a volte possono far correre il rischio di creare strutture partitocratiche, lontane da quello che vuole il nostro elettorato. 

Ma quindi il Congresso ci sarà o non ci sarà?
Ben venga qualsiasi cosa che porti al rilancio.

Come selezionare la classe dirigente, allora? Quali meccanismi utilizzare? Primarie per gli organi monocratici e per il candidato premier?
Qualsiasi iniziativa che potrebbe dare slancio va bene. Dipende da cosa e come si fa. Ora, a me interessa la linea politica del Pdl. Qualsiasi forma di selezione, si fonda sulla linea politica, sulle idee. Non si può selezionare per riempire un contenitore. 

Qual è la linea politica Pdl?
È di estrema sofferenza nel sostenere governo Monti, anche alla luce del sacrificio di Berlusconi. Anche perché lui è sotto schiaffo di una propaganda sfacciatamente avversa, mentre i fatti dimostrano che il governo tecnico non ha ottenuto nulla.

Quindi propende per le elezioni in autunno?
Io non ho mai votato la fiducia al governo tecnico.

Perché quando noi volevamo le elezioni erano tutti contrari, ed ora che le chiede il Pd sono tutti pronti a pensarci?
Io dico chiaramente che se il Pdl ha intenzione di rilanciare e rialzare la testa, imponendo scelte condivisibili, liberali e utili alla gente, si può fare il sacrificio di aspettare la fine della legislatura. Ma comunque il Pdl deve risorgere. Mi interessa poco la selezione, siamo in ritardo. Mi interessa il programma. Il Pdl non può essere statalista. Deve rilanciare i temi propri. La classe dirigente è credibile. Al contrario di quanto dice qualcuno. Va sostenuto lo sforzo di Alfano, soprattutto nel momento in cui la nave rischia di affondare. E bisogna sperare che, al fianco di Alfano, ci sia l’azione chiara di Berlusconi.

Cosa pensa di chi, nel Pdl, guarda con interesse ad un possibile riavvicinamento al centro?
Non si governa dal centro. Ma si governa anche per il centro. Il centro non esiste. È una farneticazione partitocratica.

Cosa pensa della “listona civicona” di cui si è paventata la creazione per intercettare anche i voti di chi non vuole più dare il suo consenso ai partiti tradizionali.
Ci credo poco. Ma se serve, qualsiasi cosa è ben accetta.

Pensa che le attuali divisioni interne al partito siano legate alla famosa spartizione 70% An – 30% Fi che segnò la nascita del Pdl?
Penso siano farneticazioni demenziali. Chi pensa questo è pari a chi voleva riuscire a dividere l’atomo. Non si parla più di An e Fi. Si tratta di persone (poche per fortuna) che vogliono mantenere delle rendite di posizione. Chi conta sono coloro vogliono rilanciare per ripartire. E non c’è differenza fra An e Fi in questo. Ci possono essere differenze sul come rilanciare. Ad esempio, sulla differente natura del sostegno critico a Monti.

Come rispondete agli elettori che vi accusano di non aver fatto le cose che avevate promesso?
Chi ha credibilità, come Berlusconi, deve spiegare perché non sono state fatte. Ma anche per colpa di chi. Le persone non hanno la memoria corta, e quindi capirebbero i motivi di alcuni ritardi. Se la compensazione dei crediti alle aziende, sostenuta dal Pdl, non si ritroverà nel provvedimento, bisognerà dire e fare qualcosa. Se ci attaccano perché è stata introdotta l’Imu, il perché lo deve spiegare chi ha credibilità. Come Alfano e Berlusconi. Dobbiamo individuare la linea, i contenuti e il modo per rilanciare. Ma soprattutto decidere a chi spetta dirigere il rilancio. 

Come si inserisce in questo filone la proposta semipresidenziale di Berlusconi-Alfano?
Una proposta eccezionale. La vera realtà è che questo paese si può governare bene modificando l’assetto istituzionale. Tra i motivi della mancata rivoluzione liberale, io reputo importante il fatto che non abbiamo un sistema tipico delle democrazie moderne: l’onere e l’onore di governare veramente. Il presidente del Consiglio, in Italia, non può sfiduciare i suoi ministri, è un primus inter pares. Noi non abbiamo la scelta diretta del premier, ma solo un’indicazione. Magari quando Berlsuconi tre anni fa voleva modificare le aliquote fiscali, come da programma elettorale originario, di fronte all’opposizione di Tremonti, avrebbe avuto la forza e la possibilità di sfiduciarlo.

Da dicembre c’è una proposta del Pdl del genere. Via dell’Umiltà è arrivata con cinque mesi di ritardo. Perché?
È un problema. Molte volte le cose giuste sono state fatte in ritardo. Dobbiamo muoverci, avendo il coraggio di sostenere le nostre idee. Chi ci vuole stare ci sta. Basta bizantinismi. Nel momento in cui si è in difficoltà, dobbiamo ripartire dalle nostre idee.

Il presidenzialismo è anche un modo di far confrontare in maniera diretta Berlusconi contro un singolo sfidante?
Beh, sarebbe una cosa giusta. Berlusconi non può fare il pensionato. Deve svolgere il suo ruolo. E da nessuna parte c’è scritto che lui non lo possa fare. Mi sono stancato di sentir parlare gente che non si ricorda che, forse, deve tutto a uno che quasi vent’anni fa ha cambiato la politica italiana. E mi riferisco anche agli ex alleati.

Quindi? Formattare, rottamare? Dare voce a formazioni esterne al partito come il Tea party?
Bisogna fare quello di cui si ha bisogno. Sbaglia chi pensa a nuove formazioni moderate. Il Tea Party non è Pdl, ma io sono con loro. Sono contro l’Imu, contro l’eccessiva pressione fiscale. Tutte cose che fanno parte delle nostre idee. Io non sono mai stato moderato. Piuttosto, sono conservatore per mantenere le libertà esistenti, rivoluzionario per la conquista delle altre libertà, e riformista. Perché senza riforme non c’è progresso.

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