Abkhazia e Ossezia non sono il Kosovo

By Redazione

giugno 3, 2012 Esteri

Il neopresidente serbo Tomislav Nikolič ha dichiarato in un’intervista a Radio Ekho Moskvy che Belgrado sarebbe pronta a riconoscere l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Tbilisi teme l’ennesimo riconoscimento che andrebbe a rafforzare la posizione indipendentista (filorussa) delle due Regioni separatiste e indebolire il principio di integrità territoriale della Georgia. Alcune fonti caucasiche hanno affermato che la dichiarazione serba coincide con l’annuncio di Vladimir Putin di concedere un finanziamento di 800 milioni di dollari a Belgrado. Lo stesso governo di Tbilisi ha spesso accusato il Cremlino di “comprare/corrompere” il sistema delle relazioni internazionali denunciando, così, quella che è stata definita la “diplomazia del libretto degli assegni”.

Non è la prima volta che la macchina diplomatica russa lancia una simile strategia: similmente, era avvenuto con diversi micro-Stati del Pacifico che erano stati “aiutati” dalla Russia con centinaia di milioni di dollari. Questi Paesi, in cambio, hanno concesso il riconoscimento di Abkhazia e Ossezia Meridionale.

Secondo il nuovo Capo di Stato serbo, la questione delle Regioni separatiste georgiane sarebbe legittima e non avrebbe nulla in comune con la situazione domestica del Kosovo. A parere di molti analisti, invece, la situazione è similmente paragonabile; e questa mossa di Belgrado risulterebbe un’arma politica a doppio taglio in quanto andrebbe a legittimare il principio di autodeterminazione dei popoli (sul quale si basa la stessa causa kosovara) contro il principio internazionale di integrità territoriale (su cui si fonda la causa serba). Nikolič conferma ancor più il paradosso dei principi assumendo una linea fortemente intransigente sulla sovranità serba del Kosovo (la cui indipendenza è stata riconosciuta da molti Paesi europei).

Questa nuova stretta su Pristina compromette fortemente il dialogo con l’UE e, com’è evidente, queste pesanti dichiarazioni rischiano di allontanare ulteriormente la Serbia dall’Occidente: Nikolič, che nel corso della sua campagna elettorale aveva proposto lo slogan della “Serbia con l’Occidente e l’Oriente”, ha riconfermato il suo impegno nel proseguire il dialogo con Bruxelles, ma non rinuncia a rafforzare la partnership con la Russia, storica “protettrice degli slavi del Sud”. Fondamentalmente, il nuovo Presidente ha una diversa visione sul futuro ruolo di Belgrado in Occidente e rompe con la tradizione di Tadic che puntava tutto sulla candidatura serba all’Ue.

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