La scala Richter della lotta di classe

By Redazione

maggio 30, 2012 politica

È il Quirinale che traccia il solco e la stampa democratica che lo difende. E così il lutto diventa classista, di un razzismo sociale nascosto sotto una malintesa patina di buonismo. Ma andiamo con ordine. Martedì mattina, arriva la grande scossa che mette in ginocchio l’Emilia. Muoiono sedici persone.

Molti sono tornati a lavorare e rimangono uccisi dal crollo della struttura dove lavorano. Muore un prete, nella sua chiesa, intento a recuperare una madonnina colpita dal terremoto della settimana prima. Muore un ingegnere, in un capannone, mentre fa un sopralluogo per riaprire una fabbrica. Muoiono due imprenditori, sotto le macerie del tetto dell’azienda, mentre stanno rimettendo in moto l’attività per ricominciare a produrre. Muoiono operai, stranieri immigrati e italiani che vengono da sud. Sono tutti lavoratori, tutti uniti nella volontà di curare le ferite di una terra martoriata e cominciare la ricostruzione. Eppure il presidente della Repubblica non riesce a resistere al riflesso condizionato: «È tristissimo – dice – che nel sisma in Emilia Romagna siano morti soprattutto operai». E insiste: «E’ tristissimo che muoiono gli operai e che vengano meno posti di lavoro». Ma che vuol dire? Non è triste che sia morto un prete? Fa meno compassione l’ingegnere con la sua famiglia? E i due imprenditori che avevano creato posti di lavoro?

Totò diceva che la morte è una livella perché ci rende tutti uguali. Ma nella mente di Napolitano, alcuni sono più uguali di altri e la loro perdita causa un dolore più profondo. Lo stesso riflesso condizionato lo hanno avuto i giornalisti. Molte pagine titolavano oggi sulla strage di operai. È come si desse per scontato che fossero obbligati dal padrone cattivo a lavorare malgrado il rischio. Eppure bastava andare oltre i titoli per scoprire che tutti avevano voluto partecipare alla ricostruzione, alla ripartenza dopo lo shock del terremoto. Insomma per il Quirinale come per la stampa, ieri più della pietà umana poté la retorica operaista. Come se non bastasse, da Napolitano è arrivata anche la difesa d’ufficio del fantastico mondo delle regioni rosse. Diverso capitolo, identico retaggio post-comunista. Perché il problema è che l’Emilia non è la Sicilia.

Al governo non c’è la destra, c’è da decenni il monocolore rosso. E quindi se le fabbriche sono costruite male non può essere la mafia. E non si può condannare l’abusivismo o le costruzioni fatte con leggerezza. Perché l’Emilia Romagna è una regione dove c’è «un buon livello di controllo delle regole sulla sicurezza nel lavoro», parola del capo dello Stato. Non lo fanno apposta. Non sono cattivi. E’ che, la cultura di sinistra, li disegna proprio così. 

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