Il calcio è in fuorigioco

By Redazione

maggio 29, 2012 Cultura

Basta un attimo, nel calcio, per finire in fuorigioco: la punta corre in profondità dettando la linea di passaggio, il difensore fa un mezzo passo in avanti e nel momento in cui parte l’assist, il gioco si ferma perché il guardalinee ha alzato la bandierina. Con il trambusto creato dallo scandalo delle scommesse, il numero di off side aumenta vertiginosamente. Da una parte c’è la giustizia che è al lavoro da un anno per fare luce sul sistema con arresti eccellenti (Beppe Signori e Cristiano Doni prima, Stefano Mauri e Omar Milanetto ora) mentre Antonio Conte, Mimmo Criscito e Leonardo Bonucci finiscono sul registro degli indagati. Dall’altra ci sono le opinioni, le fazioni e i tifosi che ripercorrono i passi del 2006, epoca di Calciopoli. In mezzo c’è il calcio giocato con le sue regole e i suoi usi e costumi, talvolta contestabili, ma che non hanno mai sollevato polveroni pur avvenendo sotto gli occhi di tutti.

«Se a due squadre va bene un risultato sono affari loro. A volte, pensandoci bene, cosa devi fare? In alcuni casi si dice: meglio due feriti che un morto. Penso che ogni tanto sia anche giustificabile fare qualche conto», ha affermato Gianluigi Buffon che in quanto a dichiarazioni si avvicina spesso agli stop di piede esibiti contro il Lecce: lascia il segno, sia che ammetta che non avrebbe mai svelato all’arbitro che il pallone di Muntari era oltre la linea di porta, sia che con le sue parole aiuti i commentatori a scoprire l’acqua calda. Dalla Serie A alla Terza categoria, gli accordi taciti tra due squadre in campo sono prassi consolidata specie con il concludersi della stagione: che ci siano in palio uno o tre punti, un compromesso lo si raggiunge sempre. E non è un vizio italiano: a parte il biscotto tra Svezia e Danimarca per far fuori l’Italia dagli Europei 2004, poche settimane fa il QPR in vantaggio per 2-1 sul Manchester City, una volta appreso che si sarebbe comunque salvato dalla retrocessione, ha cominciato a calciare a caso nella metà campo avversaria e d’improvviso, nei minuti di recupero, la formazione di Roberto Mancini ha ribaltato il risultato e vinto la Premier League. Nessuno si è stracciato le vesti, nemmeno quando ad esempio il Milan di Fabio Capello ormai campione d’Italia (stagione 93/94) perse all’ultima giornata a San Siro contro la Reggiana che così rimase in A, mentre il Piacenza di conseguenza ci rimetteva il posto.

Le distinzioni e le precisazioni occorrono per evitare di vivere con il sospetto tutte le gare del campionato, considerati i tristi precedenti che stanno venendo a galla. L’atteggiamento non è dei più sportivi, ma nel professionismo – e non solo – contano i risultati, il motto “l’importante è partecipare” ormai non aleggia nemmeno più nello spirito olimpico. C’è chi è arrivato a chiedere al mister Cesare Prandelli perché Criscito sia stato tagliato dal gruppo azzurro mentre Buffon no: pare una di quelle sfide tra scapoli e ammogliati, dove non manca mai il tale che nel goffo tentativo di mostrare le proprie abilità si rende protagonista di un gesto atletico che genera ilarità, oltre che qualche strappo muscolare per le precarie condizioni fisiche. Il premier Monti suggerisce al più di sospendere il calcio per 2-3 anni: siamo una nazione di tecnici, dopo tutto.

Non è bello assistere a giocatori che truccano le proprie prestazioni per farci sopra la cresta al soldo di un’organizzazione criminale internazionale: provocano danni alla società, ai tifosi e soprattutto al prodotto che va venduto non solo tra i confini di casa, ma pure all’estero. È altrettanto fastidioso dover rendere conto della facile gogna dettata dal pregiudizio e dalla corsa sfrenata alla verginità. Chi ha sbagliato paghi e chi è finito in fuorigioco la smetta di lamentarsi con l’arbitro. 

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