Imu: Le Pmi temono la stangata

By Redazione

maggio 28, 2012 politica

«Al vostro buon cuore». Potrebbe essere questo il cartello che di qui a poche settimane vedremo campeggiare sulle vetrine dei negozi, sulle porte delle botteghe e sui cancelli dei laboratori. Destinatari della prece? I sindaci e i loro assessori al bilancio, alle prese con la difficile scelta di decidere l’aliquota Imu per le attività commerciali e imprenditoriali.

Già, perché per le Pmi italiane si sta profilando a livello locale il rischio di un vero e proprio Armageddon fiscale. Anzi, di un’ApocalImu. Dopo l’ufficialità della notizia secondo la quale i sindaci potranno aumentare l’aliquota ordinaria dell’Imu sui beni strumentali fino al valore massimo del 10,6 ‰, infatti, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori paventano un salasso senza precedenti.

A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre, a seguito della pubblicazione da parte del Dipartimento delle Finanze della nota esplicativa sull’Imposta municipale unica. In questo documento i tecnici del ministero hanno sottolineato che i comuni potranno sì abbassare l’aliquota dell’Imu sui beni strumentali fino al 4‰, ma avranno anche facoltà di aumentarla sino al 10,6‰.

Ed è proprio questa possibilità che, secondo gli uffici dell’associazione delle Pmi mestrine, rischia di trasformarsi in una solida certezza. La legge istitutiva dell’Imu, infatti, prevede che il gettito sulla prima casa non porterà nessun vantaggio economico nelle casse comunali, mentre dalle seconde e terze case, nonché dalle attività economiche, i sindaci potranno incassare il 50% del gettito. Viste le contingenti difficoltà economiche, potrebbero dunque essere molti i comuni invogliati ad applicare l’aliquota massima.

Se questo dovesse accadere, fanno sapere dalla Cgia, «gli effetti sulle tasche dei commercianti, dei liberi professionisti, degli artigiani, delle imprese industriali e degli albergatori saranno pesantissimi». Sì, ma pesanti quanto? Ecco alcuni esempi. «Con l’applicazione dell’aliquota massima – spiegano gli artigiani mestrini – un laboratorio si troverà a pagare un importo medio nazionale pari a 801 euro l’anno, un negozio 1.017 euro, un ufficio 2.047 euro, un capannone industriale 3.844 euro ed un albergo ben 11.722 euro. Rispetto all’eventuale applicazione dell’aliquota ordinaria (7,6‰), tutte queste attività verranno a pagare il +39,5% in più: una vera e propria stangata».

Ma dalla Cgia, proprio sulla base di queste previsioni, arriva anche una prima attribuzione di massima delle “maglie nere”: ecco, infatti, categoria per categoria, dove l’Imu sarà più cara nel caso in cui venisse applicata la temutissima aliquota massima. Per quanto riguarda gli uffici e i laboratori artigiani sarebbe Roma a presentare la situazione più pesante: qui il gettito medio ammonterebbe infatti a 5.960 euro per i primi e a 1.830 euro per i secondi. Per i capannoni il quadro generale vedrebbe La Spezia a segnare il dato più preoccupante, con ben 19.731 euro. Per i negozi, spetterebbe eventualmente a Cremona il record di spesa: 2.327 euro. Infine, per gli alberghi la situazione più difficile si registrerebbe in quel di Bari: qui il costo medio annuo di un’attività ricettiva sarebbe pari a 46.011 euro.

«Ci appelliamo al senso di responsabilità dei Sindaci» dichiara il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi. «Siamo consapevoli delle difficoltà economiche in cui versano la stragrande maggioranza dei comuni, tuttavia è bene che prima di deliberare eventuali aumenti di aliquota si dimensioni l’impatto economico che queste scelte avranno sulle attività commerciali e produttive».

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