Il partito della paranoia

By Redazione

maggio 27, 2012 politica

Non ci sono ancora spiegazioni per l’assurda strage di Brindisi che sabato scorso è costata la vita alla sedicenne Melissa Bassi. Al momento sui maggiori siti di notizie si rincorrono voci sul fermo di un sospettato, ma sono scenari ancora da verificare. Quel che è certo è che lo Stato ha dimostrato di esserci: sia a livello simbolico, con la partecipazione doverosa del Presidente del Consiglio Mario Monti e di numerosi ministri ai funerali della giovane vittima, sia con un’azione investigativa solerte che sembra in grado di fare luce sull’accaduto in tempi piuttosto brevi. Importante è stata anche la risposta arrivata dalla politica e dalla società civile nel giorno stesso della strage, con le numerose e toccanti manifestazioni di solidarietà che si sono tenute in numerose città d’Italia, a partire da quella, imponente, svoltasi proprio in una Brindisi ferita ma che ha dimostrato di voler reagire.

Il clima di unità e solidarietà è stato sicuramente una notizia positiva, e l’impressione, appunto, è che presto possano arrivare anche delle spiegazioni. Nel frattempo, però, tocca assistere a un fenomeno piuttosto preoccupante: immediatamente dopo la strage, quando gli inquirenti ancora propendevano per l’ipotesi (poi abbandonata) di un attentato di matrice mafiosa, diversi commentatori hanno provato a far passare nell’opinione pubblica italiana una tesi che si potrebbe definire addirittura paranoide: la convinzione che l’orrenda strage di Brindisi sia stata architettata dai soliti “poteri forti”, per alimentare nel Paese una nuova strategia della tensione. I picchi di retorica complottista si sono registrati soprattutto dalle parti del Fatto Quotidiano, ormai vero e proprio punto di riferimento di ogni opinione “contro”, poco importa se, come in questo caso, ben oltre il limite della credibilità. Sono stati soprattutto due post dei blog ospitati dal giornale diretto da Antonio Padellaro ad alimentare i complottismi su Brindisi: nel primo, scritto dal giornalista Enzo Di Frenna, veniva addirittura tracciato, fin dal titolo, un improbabile “identikit dei mandanti”:  che sarebbero intruppati in una non meglio specificata “Cupola Nera”, ovviamente in combutta con “massoneria, politica corrotta, pezzi deviati dei servizi segreti e finanza speculativa”. Nel secondo dei due post, invece, il direttore di Micromega Paolo Flores D’Arcais si è spinto a ipotizzare che la strage sia stata progettata per “evitare una soluzione democratica della crisi alle prossime elezioni, con una maggioranza in cui una presenza massiccia di società civile garantisca la fine del berlusconismo e dello spadroneggiare delle illegalità di ogni risma”.

E’ chiaro che in un paese che ha conosciuto due stagioni di stragi per molti versi ancora oscure, quella degli anni sessanta-settanta e quella del 92-93, tesi di questo tipo possano risultare convincenti per molti. Proprio per questo lanciarsi in ipotesi spericolate della prima ora è grave: perché va a toccare i nervi scoperti di un’opinione pubblica ancora spaventata dagli echi delle bombe del passato. Prima di iniziare a evocare lo scenario terribile e doloroso di una “strategia della tensione” sarebbe stato meglio aspettare di avere qualche elemento in mano. Qualcuno invece ha scelto di spacciare per certezze le proprie paranoie, o i fantasmi di una giovinezza passata a contestare i poteri occulti. Che forse allora c’erano davvero, ed erano effettivamente in grado di ordire oscure trame. Mentre adesso le strategie che preoccupano di più sono proprio quelle della paranoia. Che molti, come si è visto, non disdegnano di utilizzare.

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