I LoveMod e i Mostok nel Pdl

By Redazione

maggio 24, 2012 politica

Il Popolo della libertà in realtà sono due. Uniti sotto un unico simbolo, (più o meno) fedeli alla leadership di Angelino Alfano e al patriarcato nobile di Silvio Berlusconi. Tutti (o quasi) convinti che occorra modificare la proposta politico-comunicativa del partito per tornare a sperare di esercitare un ruolo di primo piano non solo nel paese, ma anche all’interno del centrodestra.

Ma profondamente divisi sulla strada che la creatura berlusconiana debba intraprendere per rinnovarsi. Per il momento non è una questione che investe la guida degli azzurri. Nonostante il continuo vocio su un ritorno in primo piano del Cavaliere, i sospetti sulle ambizioni di Luca Cordero di Montezemolo (l’altro ieri definitivamente tramontate dopo la lettera al Corriere della Sera?), ci sono pochi dubbi che a guidare il Pdl, almeno fino alle prossime elezioni politiche, sarà Alfano. La discussione si incentra, se non sui contenuti, almeno sul contenitore. Una nuova scatola, che dovrà essere dotata di contenuti a seconda dell’etichetta che recherà sul fianco. È stato lo stesso segretario a far intendere che qualcosa si muoverà presto. Prima, non più di qualche settimana fa, promettendo «la più grande novità della politica italiana subito dopo le amministrative». Poi rilanciando l’imminenza di un cambiamento negli scorsi giorni.

Dipendesse da lui, il buon Angelino si metterebbe a capo del primo dei due partiti ben distinti che vivono nel corpaccione predellinesco. Quello dei LoveMod, gli innamorati del lessico “moderatesco”, che vedono il Partito popolare europeo cavarsela egregiamente in Europa e vorrebbero replicarne forma e contenuti anche tra le italiche sponde. Un disegno che coltiva l’ambizione di unire in un unico soggetto (Partito unico? Alleanza? Federazione?) le truppe pidielline con quelle dell’Udc. Senza disdegnare l’apporto dei membri del governo tecnico che avessero l’intenzione di implicarsi, né tantomeno personalità del mondo imprenditoriale e civile, proprio a partire da Montezemolo. Con Alfano, l’antesignano della teoria moderata, Franco Frattini. Ma anche Fabrizio Cicchitto, Osvaldo Napoli e Claudio Scajola, solo per citarne alcuni, sono convinti che il contenitore dei moderati sia la panacea ai problemi del Pdl. Anche a livello locale arrivano diversi segnali in questa direzione. Renzo Tondo, governatore friulano, ha in questi giorni affermato di non escludere una soluzione del genere a livello regionale.

Un progetto rigettato con decisione dall’altro partito nel partito. Quello dei Mostok (Moderati sto K…o), ovvero di chi rivendica il ritorno a temi e battaglie che hanno caratterizzato con profitto il passato politico delle due anime su cui si fondano gli azzurri. “Torniamo a insistere su temi e proposte che ci distinguano sia dalla sinistra che dai post democristiani”, dicono sia gli ex An – Giorgia Meloni e Fabio Rampelli in testa, con le significative eccezioni di Altero Matteoli e Andrea Augello – che quelli che sperano in un ritorno a quell’ideale liberale che tante speranze aveva seminato nel ’94: da Antonio Martino a Renato Brunetta, da Giuseppe Moles a Maurizio Sacconi.

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