Monti dice sì alle compensazioni

By Redazione

maggio 23, 2012 politica

Il governo dice sì alle compensazioni. E lo fa attraverso uno dei quattro decreti con il quale si vanno a sbloccare 30 degli oltre 70 miliardi di crediti (ma sarebbero quasi 90, secondo le stime più pessimistiche) che le imprese italiane vantano nei confronti dello stato e della pubblica amministrazione. Denaro frutto di prestazioni e servizi che migliaia di aziende hanno svolto in favore del settore pubblico senza mai essere state pagate. Denaro, però, sul quale lo stato nel frattempo ha pensato bene di esigere le tasse,  giacché, seppur mai versato, era stato comunque fatturato.

L’impasse dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese italiane (la maggior parte delle quali sono Pmi) era stata condizionata dall’esasperante lentezza della macchina burocratica italiana,  e acuita dalla difficoltà nell’individuare una soluzione al pagamento del debito che non comportasse la creazione di altro debito pubblico. Per le imprese è stato un vero dramma: prive della liquidità necessaria persino alla sopravvivenza, migliaia di aziende sane, forti di un consistente portafoglio di ordini e commesse, si erano trovate nel giro di pochi mesi nell’impossibilità di pagare addirittura gli stipendi dei propri dipendenti. Così, nonostante il lavoro e i bilanci in attivo, ecco lo spettro del fallimento condizionato dalle colpe altrui. E per tante aziende lo spettro si è ben presto trasformato in una drammatica realtà.

Da qui l’idea della compensazione, avanzata per la prima volta nel marzo scorso dal segretario politico del Popolo della Libertà, Angelino Alfano: compensare i crediti vantati dalle aziende con i debiti delle stesse nei confronti dello stato. In breve, “abbuonare” alle imprese tante tasse quanto l’ammontare dei propri crediti nei confronti della PA. Quando però a maggio il Pdl aveva formalizzato la proposta della compensazione, c’era mancato poco che l’esecutivo dei professori gli scoppiasse a ridere in faccia. La considerazione più gentile, pur mai espressa direttamente, era che Alfano non fosse tanto ferrato in aritmetica. Quella più piccata è che cercasse di spingere l’Italia verso il default il più rapidamente possibile. Poi la marcia indietro di due giorni orsono, con Monti a dichiarare soddisfatto che «l pacchetto di misure per il credito alle imprese tiene conto dell’ampio dibattito politico che si è alimentato così come tiene anche in considerazione le proposte emerse in Parlamento, in particolare quella di Angelino Alfano per la compensazione dei debiti e crediti delle imprese con la Pubblica amministrazione». Niente più matematica creativa, dunque, e niente più rischio di default. Miracolo dei ravvedimenti in corsa.

«Abbiamo insistito con tanta tenacia e tanta perseveranza per ottenere la compensazione a favore degli imprenditori che vantino crediti nei confronti dello Stato e al tempo stesso siano debitori» commenta per parte sua Angelino Alfano. «Siamo stati criticati – prosegue- ma abbiamo insistito e abbiamo ottenuto questo importante risultato». Alfano non è però l’unico a salutare con soddisfazione il cambio di rotta del Governo. «È la prima cosa buona che il governo fa per il lavoro», dice il segretario nazionale della Uil, Luigi Angeletti, commentando i provvedimenti che consentono alle imprese di compensare pagamenti non ancora arrivati dalla pubblica amministrazione. Anche la presidentessa uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia, fa sapere che «i decreti vengono incontro in modo serio all’esigenza di liquidità che è la priorità assoluta delle imprese».

Ma sembrerebbe essere comunque presto per cantare vittoria. Molte regioni, in particolar modo al sud, restano infatti fuori dal gioco. Sono le regioni sottoposte al piano di rientro economico dei debiti, che il decreto compensazioni varato dal governo esclude a priori. I governatori sono già sul piede di guerra: Stefano Caldoro, presidente della regione Campania, ha già annunciato che questa sarà «la madre di tutte le battaglie». Il presidente campano è già al lavoro per costituire un fronte comune con i colleghi Renata Polverini, Giuseppe Scopelliti e Vasco Errani, rispettivamente alla guida di Lazio, Calabria ed Emilia Romagna. Intanto sarebbero oltre 500mila le imprese campane pronte alla mobilitazione contro il Governo per l’esclusione della regione dai benefici relativi alle compensazioni dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. È quanto minaccia lo stesso presidente di Confcommercio Campania, Maurizio Maddaloni. «La Campania, in quanto regione sottoposta al piano di rientro economico, è fortemente osservata – sostiene Maddaloni – e con i debiti sotto controllo grazie al forte impegno dell’amministrazione regionale. Sicuramente più di altre regioni potenzialmente a rischio default e comunque beneficiarie della compensazione». 

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