Je t’aime, cinema!

By Redazione

maggio 23, 2012 Cultura

L’inaspettato successo di pubblico di “Quasi amici”, che, basandosi soprattutto sul passaparola di spettatori soddisfatti, sta sfiorando i 15 milioni di incassi, diventando così la sorpresa dell’anno, e la pioggia di premi e riconoscimenti caduta su “The artist” hanno acceso l’attenzione dei nostri distributori sul cinema francese. Nelle ultime settimane infatti gli schermi delle nostre sale hanno proiettato una serie di opere dei nostri cugini d’Oltralpe, perlopiù commedie drammatiche, alcune recuperate dopo anni di attesa (per esempio, “Piccole bugie tra amici” è del 2010), nella speranza che si riesca a trovare un’altra gallina dalle uova d’oro. Peccato che, dati alla mano, finora questa seconda gallina non è stata ancora trovata: problema di qualità dei singoli film? Problema di strategie distributive? Probabilmente, entrambe, con una prevalenza del secondo motivo: i distributori, infatti, con la tipica ingordigia del “tutto subito” hanno buttato, e stanno buttando, sul mercato una serie di pellicole con poche copie, poco pubblicizzate e non sempre qualitativamente valide da favorire un passaparola che cresca nel tempo, dimenticando che “Quasi amici”, oltre a essere una pellicola di buon livello (anche se su questo punto bisognerebbe aprire un po’ di parentesi e specificare meglio il giudizio) era già stato a sorpresa campione d’incassi in patria, e aveva già fatto parlare di sé in giro per l’Europa, dove ha ottenuto quasi ovunque ottimi risultati.

“Il mio miglior incubo”, “Piccole bugie tra amici”, “Gli infedeli”, “17 ragazze” hanno guadagnato, e stanno guadagnando poco, e l’onda lunga della crescita nel tempo non c’è stata. È partito male pure “Tutti i nostri desideri”, melodramma di Philippe Lioret, autore dell’apprezzato !Welcome! (2011), per il quale è però opportuno sospendere il giudizio, potendo ancora puntare su una crescita progressiva, dovuta alla buona riuscita della pellicola e al nome che il regista si è fatto con il precedente film  (anche se per permettere ciò sarebbe stato opportuna un minimo di campagna pubblicitaria, considerando che, lettori di “film tv” e frequentatori attenti del sito “my movies” esclusi, nessuno ha avuto modo di sapere che il film è proprio di Lioret). Insomma, i distributori sembrano aver puntato sul cinema francese un po’ a caso, senza una precisa strategia a sostegno, contribuendo più che altro ad ingolfare le sale in un periodo della stagione ricco di film più o meno interessanti ma non di particolare richiamo: in questo affollamento le “chicche” che meritano rischiano di non riuscire ad emergere per la troppa concorrenza, che, in questo caso, invece di favorire il migliore, azzoppa tutti allo stesso modo, dando a ciascuno poche briciole della stessa pagnotta.

Proprio tra le opere francesi il livello è abbastanza oscillante: ci permettiamo di segnalare in anticipo  e consigliare un film che, stando alle ultime previsioni, dovrebbe uscire il primo giugno:La guerre est déclaréedi Valérie Donzelli. Presentato all’ultimo festival di Torino, nella sezione festa mobile, il film è stato uno delle opere migliori e più convincenti viste nei giorni della rassegna. Donzelli rielabora una tragica vicenda autobiografica (la grave malattia del figlioletto) con un soave tono fiabesco, quasi “magico”, riuscendo a regalare una carica di ottimismo e una speranza contagiose. Il film, sorretto anche da una forte consapevolezza di scelte stilistiche, meriterebbe anche solo per il fatto che è un’opera che “fa star bene” senza cadere nell’irritante buonismo ingenuo, oltre che commuovere e far riflettere.

Molto meno riuscito è il film a episodi “Gli infedeli”: i sette segmenti, ognuno realizzato da un regista diverso, ruotano tutti intorno al tema della diffusa infedeltà maschile, che ne esce in fin dei conti giustificata. Gli autori hanno dichiarato di volere rifarsi alla tradizione dei film ad episodi della commedia all’italiana, specificatamente aI mostridi Dino Risi, con Gille Lelouche e Jean Dujardin come novelli Gassman e Tognazzi. Peccato che dal film di Risi prenda solo l’amarezza, soprattutto nei primi due episodi, gli unici in qualche modo interessanti proprio per la malinconia di fondo che rende partecipi dell’angoscia dei protagonisti, e si dimentichi il cinismo, la lucidità critica e l’ironia. Ne risulta un film poco divertente e innocuo, abbastanza inutile; voleva essere una fotografia di costume, ma il risultato è molto sfocato, oltre che assolutorio.

Curioso e molto ben fatto è !17 ragazze” diretto dalle sorelle Delphine e Muriel Coulin, che si ispira, trasportandolo in una cittadina francese sulle coste dell’atlantico, ad un fatto realmente accaduto in un paese americano: la scelta di un gruppo di ragazze adolescenti di rimanere contemporaneamente incinte. Visivamente e stilisticamente significativo, con una buona maestria nell’alternare i diversi toni della narrazione e una capacità di creare l’atmosfera giusta, è un film interessante, anche se soffre un po’ del fatto di non mostrare una posizione e un giudizio chiari sulla scelta fatta dalle protagoniste, quasi come se si limitasse a raccontare senza spiegare e rifletterci sopra. “17 ragazze” rimane comunque un’opera che avrebbe meritato qualche  spettatore in più, e maggiori attenzioni, e che invece, nonostante il passaggio e i premi vinti al festival di Torino e qualche futile polemica preventiva sul tema, è passato quasi inosservato. 

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