Il Pdl scompare anche nel Lazio

By Redazione

maggio 23, 2012 politica

«Nessuno può cantare vittoria in queste amministrative». Lo ha detto ieri il presidente della regione Lazio, Renata Polverini, che, in visita al Festival di Cannes, ha fatto il suo personale commento politico ad urne chiuse e schede scrutinate. «Non direi che l’Italia si sta spostando a sinistra anche perché se il centrodestra ha mostrato molti problemi, d’altra parte quelli che hanno vinto nelle città importanti uscivano dalla coalizione di centrosinistra, da Orlando ai grillini a Parma, che si sono contrapposti ai candidati espressione del centrosinistra. Nessuno può cantare vittoria in queste amministrative. Ora dobbiamo iniziare a ricostruire: un anno passa veloce, ci sono le politiche e bisogna capire con quale soggetto politico e con quali persone ci si ripresenta».

Insomma, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Il centrodestra è stato sconfitto. Se dal centro sinistra o dall’anti politica, poco importa. Ma Renata punta in alto. Vorrebbe una sorta di Lista civica nazionale, che sbancasse i partiti tradizionali, per dare un nuovo corso alla rappresentanza dei cittadini. Nulla di più lontano da quello che potrebbe ottenere. Per il semplice fatto che la sua Fondazione nata per sostenere le liste civiche, Citta Nuove, è identificata come un apparentamento (neanche troppo nascosto) al Pdl. Forse per il passato affaire della lista Pdl non ammessa alle passate regionali del Lazio (con il travaso coatto dei voti Pdl, per volere espresso di Berlusconi, all’allora Lista Polverini).

Ma il presidente, per non proseguire in un discorso disfattista, ha calcato la mano sulle vittorie del centrodestra laziale. «A Frosinone c’era il centro sinistra, così come a Gaeta, Montalto di Castro e Minturno. Abbiamo mantenuto città importanti. Non c’è nessuna critica, l’azione di governo è stata premiata. Io ho fatto campagna elettorale per i sindaci e non per le liste della Fondazione. Il dato è positivo nel momento in cui noi parliamo di una coalizione dove il principale partito ha avuto un abbattimento in termini di percentuali importantissimo». Rieti? «Spesso c’è un po’ di stanchezza da parte degli elettori, soprattutto quando non si riesce in un piccolo centro, per quanto capoluogo, a raggiungere una candidatura unitaria quando all’interno dello stesso partito, si è costretti a fare le primarie e queste esprimono un candidato che non viene riconosciuto da tutte le componenti ».

Ma il problema vero non sarà di certo Rieti, ma la campagna elettorale alle porte per la nuova amministrazione ( o la conferma dell’attuale) di Roma. Alemanno ancora non ha sciolto le riserve sulla sua candidatura (che probabilmente non ci sarà) e il centrodestra capitolino è a dir poco frammentato. Di fronte a questo scenario, i tempi sono stretti per farsi la guerra dentro la coalizione, occorrerebbe essere più che mai uniti. Sempre che si voglia vincere. Ma la voglia di prendersi una consiliatura “sabbatica” all’opposizione, non è escluso che sia il fine ultimo dello stallo politico sotto gli occhi di tutti. 

In ultima analisi, la Polverini arranca con la sua Fondazione “civica”, mentre Alemanno, pur godendo di un gradimento alto sulla persona, alle spalle non ha un partito (o coalizione) così unita da essere un sostegno e non, come ora, un ostacolo, o peggio, un peso.  

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