Le tasse uccidono i consumi

By Redazione

maggio 22, 2012 economia

Per le Olimpiadi di Londra 2012 occorrerà attendere ancora qualche mese, ma nel frattempo l’Italia si aggiudica già il record europeo per la più alta pressione fiscale sul lavoro: 42,6%. In sostanza, per ogni mille euro guadagnati dai lavoratori dipendenti italiani, 426 euro è l’ammontare delle tasse che vengono fagocitate dalle casse dello stato. 

A confermare questo record negativo  ci ha pensato l’ufficio studi della Cgia di Mestre che ha misurato l’incidenza delle tasse e dei contributi previdenziali sullo stipendio medio di un operaio e di un impiegato italiano. Il risultato è sconcertante: numeri alla mano, il prelievo fiscale supera della metà gli stipendi e i salari lordi degli italiani.

Ecco nel dettaglio i casi presi in esame dall’associazione dei piccoli imprenditori e artigiani mestrini: un operaio occupato nell’industria con uno stipendio mensile netto di 1.226 euro, costa al suo titolare ben 2.241 euro. L’importo, infatti, come spiegano dalla Cgia, è dato dalla somma della retribuzione lorda presa ad esempio, in questo caso 1.672 euro e dal prelievo a carico del datore di lavoro, in questo caso pari a circa 568 euro.

Le cose non vanno meglio nemmeno ad un ipotetico impiegato in una azienda industriale che porti a casa 1.620 euro mensili netti. Il costo a carico del datore di lavoro, in questo caso, è di ben  3.050 euro, anche qui frutto della somma tra la retribuzione lorda (2.312 euro) e il prelievo a carico del suo titolare (738 euro).

«Bisogna abbassare il carico fiscale e contributivo sui salari e gli stipendi» dichiara Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia. «Solo lasciando più soldi in tasca agli italiani – prosegue – abbiamo la possibilità di rilanciare i consumi». Secondo Bortolussi la crisi grava moltissimo sul nostro paese, soprattutto dal punto di vista occupazionale, anche perché  continuano a calare i consumi.  Meno si acquista, più si sta a casa. Più si sta a casa, meno si spende. Dobbiamo scardinare questo circolo vizioso per scongiurare di scivolare dentro una fase depressiva».

Ma non basta: un costo del lavoro così elevato non si ripercuote soltanto sui consumi, ma anche sugli investimenti dall’estero e sul proliferare del lavoro nero. Più tasse sul lavoro significano infatti un minor interesse delle aziende straniere a creare occupazione in Italia. Ma anche un maggior disincentivo all’assunzione “regolare”, con il conseguente “Far West” del sommerso, e dello sfruttamento di lavoratori sottopagati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *