Una lettura della crisi

By Redazione

maggio 21, 2012 politica

Pubblichiamo la prima di tre parti di un saggio di Gabriele Federici dal titolo “La dialettica Stato-mercato alla luce della crisi finanziaria ed economica 2007-2009”

La crisi finanziaria ed economica del 2007-2009 è la maggiore dagli anni trenta del secolo scorso. Generata dal collasso di un settore marginale del mercato immobiliare degli Stati Uniti d’America, nella metà del 2007, siffatta crisi ha interessatoin totoil settore finanziario statunitense, agli inizi del 2008. La propagazione della crisi nel resto del mondo, quindi la sua ripercussione sull’economia reale, dalla metà del 2008, fino al 2009, ha indotto gli analisti, in generale, e gli economisti, in particolare, a rivedere il ruolo svolto rispettivamente dallo stato e dal mercato nell’economia.De factogli anni ottanta hanno assistito all’emergere di una letteratura scientifica, in campo economico, particolarmente attenta ai fallimenti dello Stato (o del non-mercato): di pari passo, la crisi dei sub-prime ha suscitato nel dibattito stato-mercato corrente, la formazione di nuovi paradigmi, tali da arricchire e problematizzare l’attuale teoria economica.

E’ opportuno indicare i punti sui quali s’intende focalizzare l’attenzione, in modo tale da delineare i diversi aspetti oggetto d’interesse.In primis, si specificano i fondamenti microeconomici e macroeconomici dell’intervento pubblico nell’economia. Per questo, vengono esposti i motivi per cui il contributo del pubblico sia giustificato, con l’obiettivo di ripristinare quelle condizioni di efficienza allocativa che il mercato da solo non è in grado di assicurare. E’ il caso inerente alla presenza dei seguenti fattori: i beni pubblici, il monopolio naturale, le esternalità, le asimmetrie informative, quindi, per ultimi, i disequilibri macroeconomici e le crisi finanziarie.In secundis,la riflessione viene posta sulle situazioni teoriche ed empiriche dell’economia negli anni ottanta, volta all’enfasi sulle virtù del mercato, rispetto ai fallimenti dello Stato. Si analizzano i contributi de: la teoria monetarista, insieme alla figura di M. Friedman, l’ascesa della nuova macroeconomia classica, con R. Lucas e T. Sargent, la teoria dellaPublic Choice, con i relativi lavori di J. Buchanan e G. Tullock, di conseguenza l’apporto di R. Coase per l’assegnazione dei diritti di proprietà. La rilevanza empirica segue la dimensione teorica, nello specifico, le esperienze governative di M. Thatcher, in Gran Bretagna, e di R. Reagan, negli Stati Uniti, contestualizzano storicamente il successo del mercato nell’economia in questo preciso momento storico.In tertiis,si esplicano le nuove teorie, di impronta keynesiana (la cosiddetta nuova macroeconomia keynesiana, ovvero nuova economia keynesiana), che microfondano i propri assunti, per spiegare i suoi specifici modelli macroeconomici in funzione tale da articolare una dialettica originale e antitetica alla nuova macroeconomia classica. Alla luce di questo, si vedono le posizioni degli economisti: J. Stiglitz, M. Spence e G. Akerlof.In quartis, ed ultimo punto, si concentra l’interesse sulle diverse letture scientifiche riguardanti la crisi del 2007-2009, pertanto sulle sue cause, successivamente, sulle sue possibili soluzioni, facendo riferimento alla teoria economica neomonetarista e non, con i rispettivi contributi di L. White e M. Messori.

Sotto determinate condizioni il sistema di mercato è in grado di garantire la soddisfazione delle condizioni di ottimo paretiano e quindi un’allocazione efficiente delle risorse. Tali condizioni sono: la completezza dei mercati, ovvero dell’esistenza di un mercato per ogni bene, oppure per ogni fattore produttivo; il fatto che i mercati operino in condizioni di concorrenza perfetta; la presenza di una informazione perfetta tale da permettere agli operatori sui due lati del mercato di usufruire delle medesime e certe informazioni. In caso tali condizioni non siano riscontrate nella realtà economica, la soluzione di mercato non può realizzare un’allocazione efficiente delle risorse nell’economia. Siffatta inefficienza si traduce in un fenomeno che prende il nome di: “fallimento del mercato”; alla luce di questo, lo stato interviene nell’economia, sostituendosi parzialmente, oppure totalmente al mercato, allocando in maniera efficiente le risorse. Una prima causa di fallimento del mercato è costituita dalla presenza dei beni pubblici. Il consumo dei suddetti presenta due essenziali caratteristiche che li differenziano dai beni privati: la “non rivalità”, ovvero il consumo aggiuntivo di un soggetto che non pregiudica il consumo di un secondo individuo di quel determinato bene, e la “non escludibilità”, il fatto per cui non sia possibile escludere coloro i quali non effettuino un pagamento per usufruire di quel bene specifico. La tutela dell’ordine pubblico, la difesa da attacchi esterni, la tutela dell’ambiente, l’illuminazione pubblica sono tipici esempi di beni pubblici, nei quali entrambe le caratteristiche della non rivalità e della non escludibilità nel consumo ricorrono in forma perfetta. Il monopolio naturale costituisce un secondo fattore per cui è possibile assistere ad un fallimento del mercato: il modello di concorrenza perfetta concepisce dei rendimenti di scala dell’impiego dei fattori produttivi decrescenti. Questo significa, in particolare, che unità aggiuntive di prodotto si possano ottenere solo applicando quantità crescenti di capitale. La tecnologia produttiva di alcuni beni e servizi è tale da richiedere beni strumentali aventi un’elevata capacità produttiva: è il caso delle reti distributive per l’acqua, il gas, l’elettricità, la telefonia, oppure le infrastrutture ferroviari, ovvero aeroportuali, in grado di soddisfare l’intera domanda del mercato. Un terzo fattore richiedente l’intervento pubblico in economia è rappresentato dalle esternalità. Queste descrivono  gli effetti, non mediato dal sistema dei prezzi, che le attività di determinati individui producono nella sfera di altri individui. Le esternalità si definiscono negative, quando l’attività di un soggetto arreca ai terzi un costo. Si pensi all’inquinamento atmosferico generato da un’attività industriale. Vi sono, invece, esternalità positive quando l’attività di un soggetto arreca ai terzi un beneficio, come ad esempio, l’apertura di una stazione di pubblica sicurezza aumenta il valore delle case circostanti, poiché diventano più protette. Tradizionalmente, l’intervento pubblico pone rimedio a questa forma di fallimento del mercato attraverso il sistema fiscale. Lo Stato, invero, può cercare di ripristinare l’efficienza, con l’applicazione di imposte (la cosiddetta “imposta pigouviana”, dall’economista inglese A. Pigou) per le attività che generano esternalità negative e di sussidi o di contributi di miglioria per quelle che producono esternalità positive. Attraverso questi meccanismi di internalizzazione delle esternalità, si può ripristinare la parità tra costi e benefici privati e costi e benefici sociali delle varie attività umane. Un altro importante caso di fallimento del mercato è costituito dall’esistenza di asimmetrie informative. Queste sorgono ogniqualvolta una parte abbia maggiori informazioni dell’altra. E’ possibile distinguere due diverse forme di asimmetria informativa, in grado di alterare il corretto svolgimento di transazioni di mercato: la selezione avversa e l’azzardo morale. Nel caso della selezione avversa, si determinano comportamenti opportunistici prima della conclusione di un contratto, laddove la parte che dispone di un’informazione incompleta non avrebbe prestato il suo consenso o lo avrebbe fatto a condizioni diverse; nel caso dell’azzardo morale, invece, vi sono condotte opportunistiche successive alla conclusione del contratto, attraverso le quali la parte in condizioni di superiorità informativa può anche avere un incentivo a non adempiere correttamente la propria obbligazione approfittando delle minori capacità di controllo del creditore. Le misure indette dal legislatore pubblico, per il riequilibrio delle asimmetrie informative, possono essere affidate a norme imperative di diritto privato: si pensi alla legislazione a tutela dei consumatori che impone obblighi generali e specifici d’informazione a loro favore, oppure al lavoro svolto dalle autorità di vigilanza finanziaria sui contratti bancari, di assicurazione e di intermediazione finanziaria. Infine, si può avere un fallimento del mercato in presenza di gravi recessioni, di rilevanti disequilibri macroeconomici o di improvvise crisi finanziarie, cui lo stato cerca di porre rimedio svolgendo un’attività di stabilizzazione. Questa, tradizionalmente, può svilupparsi attraverso la politica monetaria, la gestione del debito pubblico e il mantenimento di un appropriato livello di domanda aggregata. 

(Prima di tre parti. La seconda online domani)

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