Il finanziamento… pubblico?

By Redazione

maggio 20, 2012 politica

Arianna Huffington è una affermata opinionista americana. Presidente e direttore generale dell’Huffington Post Media Group, ha scritto 13 libri, ha lanciato The Huffington Post (un sito di notizie che è diventato rapidamente il media brand più letto, linkato e citato su Internet) ed è stata inserita da Time Magazine nella lista delle 100 persone più influenti al mondo. Di recente, Arianna Huffington ha scritto un libro intitolato Third World America con l’intento dare l’allarme. «Se non correggiamo la nostra rotta – scrive la columnist americana –  potremmo diventare una nazione del Terzo Mondo – un posto dove ci sono solo due classi, i ricchi … e tutti gli altri. Pensate al Messico o al Brasile, dove i ricchi vivono dietro a recinti fortificati, con guardie armate di mitra che proteggono i loro figli dai rapimenti».

La classe media americana sta diventando una specie in pericolo. Le cause sono numerose – dal sistema educativo fatiscente ad un sistema politico giunto ad un punto morto – ma tutte stanno contribuendo alla caduta libera del paese dalla superpotenza del XX secolo al paese del Terzo Mondo del XXI secolo. Ovviamente, Arianna Huffington si propone di fare appello al Can-Do spirit degli americani (l’attitudine intraprendente e sicura di sé degli americani di fronte alle sfide) e delineare un piano per rimettere la nazione sui binari e restaurare l’American dream. «I giorni migliori stanno ancora davanti a noi – sostiene la giornalista di origine greca – ma il momento di agire è adesso». La parte finale del libro è dedicata alle cose da fare. E tra le proposte contenute nell’ultimo capitolo (Saving ourselves from a Third world future), ce n’è una (The mother of all reforms) che viene prima di tutte le altre e che, con l’aria che tira dalle nostre parti, sembra perfino paradossale.

«E’ un classico comma 22: la maniera migliore per risolvere il mucchio di problemi che l’America si trova di fronte è attraverso il processo democratico – scrive Arianna Huffington -, ma il processo democratico è seriamente danneggiato. Ecco perché il primo passo per fermare la nostra inesorabile  trasformazione in una America da Terzo mondo deve essere quello di liberarsi dalla presa soffocante che il denaro degli interessi particolari ha sulla nostra politica. Ciò deve cominciare con un completo ripensamento del modo in cui finanziamo le nostre elezioni. Il modo migliore per restaurare l’integrità del nostro governo è attraverso il completo finanziamento pubblico delle campagne elettorali. E’ la madre di tutte le riforme – la riforma che rende tutte le altre riforme possibili. Dopotutto, chi paga comanda.  Se qualcuno deve possedere i politici, tanto vale che sia il popolo americano. Pensateci: niente donazioni politiche, niente “Pac money”, niente questua incessante per i soldi, niente favori in cambio di quattrini. Non più lobbisti seduti negli uffici di Camera e Senato intenti letteralmente a tradurre in leggi scappatoie fatte su misura. Non più omaggi alle corporazioni imbucati in enormi provvedimenti di spesa. Non più pericolosi rilassamenti delle norme di sicurezza che possono essere fatti risalire alle donazioni elettorali. Solo candidati ed eletti in debito con nessun altro che gli elettori».

Tra quelli che stanno lavorando affinché questo accada ci sono Lawrence Lessig, professore di diritto a Harvard, e Joe Trippi, che ha diretto la campagna presidenziale di Howard Dean. Insieme hanno fondato Fix Congress First!, con l’intento di costruire un movimento popolare per premere sul Congresso ed indurlo a passare una legislazione per il finanziamento pubblico. «Lo sforzo – conclude Arianna Huffington – è quello di creare ‘la più grande lobby nella storia della politica americana’. E chi è parte di questa lobby onnipotente? Tu, io e il resto dei 300 milioni di cittadini degli Stati Uniti».

Va da sé che i fatti gravissimi emersi prima con il caso Lusi e poi con l’inchiesta sui conti della Lega Nord rappresentano senza dubbio la goccia che ha fatto traboccare il vaso del rapporto dei cittadini con la politica; e non c’è dubbio che – come si affanna a ripetere Giorgio Napolitano – bisogna intervenire, e bisogna farlo rapidamente, «anche per definire norme che sanciscano regole di trasparenza e democraticità nella vita dei partiti, compresi nuovi criteri, limiti e controlli per il loro finanziamento». Ed è un bene che i relatori abbiano accolto la proposta del Pd di dimezzare da subito i rimborsi elettorali. Ma quella del finanziamento pubblico, come sostengono i fondatori di Fix Congress First!, «non è una questione democratica o repubblicana – è una questione fondamentale circa il tipo di democrazia che vogliamo avere». Come direbbe Arianna Huffington, «Pensateci!».

(Qdrmagazine)

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