Incostituzionalità alla siciliana

By Redazione

maggio 18, 2012 politica

Che la legge elettorale votata dall’A.R.S. secondo gli intendimenti del Mpa di Lombardo e del Pd sia una brutta, pessima legge, credo sia subito emerso alla prima prova. Basterebbe la storia grottesca delle “interpetrazioni” che hanno portato agli equivoci ed ai pasticci nello spoglio delle schede e nell’attribuzione dei voti.

E’ una legge che sembra fatta apposta per accentuare fenomeni deteriori di fazionamento di forze politiche e di operazioni clientelistiche, che alla elezione diretta del Sindaco (cui fa da complemento la riduzione dei poteri del Consiglio già da tempo realizzata) non fa seguire tutte le conseguenze in ordine all’armonizzazione dei risultati delle due votazioni. Ed altro ancora.

Ma una disposizione di incredibile assurdità è contenuta nella legge. Riguarda la possibilità che talune delle liste che abbiano raggiunto il 5% (soglia minima) ed il cui risultato complessivo sia superiore al 50% possano, prima che si pervenga al ballottaggio per l’elezione del Sindaco, collegandosi assieme, porre una sorta di “veto” all’attribuzione alle liste collegate con il Sindaco vincente del ballottaggio stesso, conseguire il “premio di maggioranza” altrimenti ad esse spettante.

Questa facoltà di apporre al vincente una sorta di “voto di sfiducia” (o di fiducia limitata e condizionata) prima ancora della sua elezione è manifestamente aberrante e corrisponde alle logiche del peggiore intrallazzismo della politichetta pasticciona. Ma non si tratta solo di questo. La norma è palesemente incostituzionale perché, viola il principio del voto, sancito dall’art. 48, comma 2° della Costituzione: “Il voto è personale ed uguale, libero e segreto”. E’ escluso, quindi il “voto indiretto” o “delegato”. L’effetto del voto può essere diverso, secondo le norme delle leggi elettorali ed i diversi sistemi elettorali. Ma non può intervenire un atto, nel corso della votazione, che determini il diverso effetto del voto e dei voti, della maggioranza conseguita o meno.

D’altro canto la “titolarità” di un potere di mercanteggiamento attribuito dal voto del primo turno ai “rappresentanti” delle liste votate, oltre ad essere una vergognosa assurdità, è in palese contrasto con il principio della “libertà” del voto. In altre parole: una volta depositate le liste, il risultato nel primo e nel secondo turno, non può essere che determinato dal voto stesso degli elettori, e l’attribuzione della “disponibilità” dei voti stessi per determinare gli effetti dell’elezione (anche attraverso il “veto” al premio di maggioranza altrimenti attribuito dagli elettori) è una violazione del principio di libertà del voto.

E molti altre argomentazioni potrebbero aggiungersi attraverso un esame più approfondito e meglio informato. E’ augurabile che, se, sciaguratamente, qualche operazione del genere dovesse intervenire in qualche Comune della Sicilia, il ricorso avverso il risultato così taroccato, proposto da taluni degli esclusi apra la possibilità di una pronunzia della Corte Costituzionale. Che, credo, non potrebbe farla passar liscia ad una simile enormità.

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