Grillo e l’assedio di Parma

By Redazione

maggio 18, 2012 politica

“Parma è la nostra piccola Stalingrado”. Beppe Grillo chiama all’adunata i suoi nel capoluogo emiliano con questa dolcissima ed innocua similitudine: alla faccia dell’antipolitica, qui ci si richiama alla battaglia che ha visto cadere l’esercito di Hitler di fronte ai bolscevichi. A Parma infatti il candidato del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, sfiderà quello del “Pdmenoelle”, come dice Grillo, il 57enne Vincenzo Bernazzoli, attuale presidente della Provincia di Parma.

Che Grillo sia legato a Parma è evidente: proprio indagando su Tanzi e il crac-Parmalat, l’ex (?) comico genovese aveva iniziato quel ciclo di denunce battagliere che erano partite per essere inchieste à la Travaglio e sono finite per diventare spot à la Guglielmo Giannini. Eppure anche Grillo sta ridimensionandosi, nonostante i richiami a Stalingrado. A Parma ci andrà, per concludere la campagna elettorale del suo candidato ma, aggiunge: “io ci sarò per una breve introduzione, ma saranno loro, le loro proposte che dovrete ascoltare. Se li votate, votate voi stessi. Il tempo della delega in bianco ai partiti è finito.

È iniziato quella della partecipazione. Se si può fare qui, si può fare ovunque”. Detto che sembra un po’ qualunquistico il richiamo alla partecipazione diretta, cosa che in Italia è permessa solo tramite referendum, e ricordato che l’elezione diretta del sindaco è proprio il modo migliore per scaricare su una sola persona (attribuendogli al contempo visibilità da “ducetti”, vedi Renzi o Tosi) responsabilità che nessuno vorrebbe (partiti compresi che spesso abbandonano i propri sindaci al loro destino), c’è da dire che Grillo sta cercando di allentare certi estremismi (salvo quelli verbali o verbosi) per rientrare nell’alveo del politico misurato, contato, calmierato.

Lasciare spazio ai candidati per non bruciarsi in pubblico, evitare di dire baggianate su realtà locali spesso molto poco conosciute, evitare confronti con le altre forze politiche, tanto “Pdmenoelle” o “Pdconlaelle” sono la stessa cosa e si perderebbe solo tempo. Grillo ha inoltre capito una cosa ancora più importante: i suoi candidati sono molto meglio di lui. Sono meno populisti, vivono le città dove abitano e vanno ben oltre i contatti dei blog o di facebook, dicono cose reali, realiste, realistiche. Fanno sorridere quando dicono che loro la politica la fanno davvero perché hanno montato i banchetti per strada, ignorando ciò che la macchina della politica gli proporrà una volta entrati di peso nelle amministrazioni pubbliche. Ma rimangono comunque molto più simpatici del vecchio leader ritirato sulle montagne a pensare romanticamente a Stalingrado. 

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