Quei “sedicenti” terroristi

By Redazione

maggio 14, 2012 politica

Adesso anche gli anarchici, quelli che hanno azzoppato Adinolfi e promesso azzopparne altri sette, sono diventati “sedicenti”. Come le Brigate Rosse prima che, assassinando Guido Rossa, diventassero ufficialmente i nemici terroristi del Pci e della classe operaia. A considerare “sedicenti” gli anarchici della nuova P38 non sono solo quelli dell’estrema sinistra più ottusa che, in assenza di fantasia, riprendono lo schema antico secondo cui il terrorismo è solo quello che nasce dalla trame oscure del regime. E, di conseguenza, sostengono che gli anarchici sono “sedicenti” perché in realtà sono formati dagli uomini dei servizi che quarant’anni dopo riesumano in nome e conto dello stato la vecchia strategia della tensione.

Accanto a questi nostalgici irriducibili delle sciocchezze ideologiche del passato ci sono, però, anche quelli che si rifiutano di credere all’esistenza di qualche frangia di terrorismo anarchico per non ammettere che l’azione salvifica del governo tecnico non ha conseguito il risultato sperato e che l’emergenza non solo si prolunga ma è destinata ad assumere tinte sempre più drammatiche e pericolose. In apparenza questi due filoni di sostenitori del carattere “sedicente” del terrorismo anarchico appaiono divisi da considerazioni e motivazioni totalmente differenti. Nella realtà sono invece uniti dal rifiuto di prendere atto che, in un paese come l’Italia dove scorre un fiume carsico di suggestione per la lotta armata che risale agli anni della guerra civile, l’aumento delle tensioni sociali produce naturalmente il riaffiorare di quest’acqua carica di violenza.

Nel nostro paese non si corre il rischio di grandi rivoluzioni epocali o di controrivoluzioni autoritarie. Si va incontro al pericolo crescente di una riapparizione di quel terrorismo che può assumere a seconda del momento l’aspetto anarchico o brigatista e che viene realizzato da piccoli gruppi di borghesi ideologizzati convinti di poter diventare con le armi le leniniste “levatrici della storia”. L’esperienza fatta durante gli anni di piombo insegna che per poter contenere e contrastare al meglio un fenomeno del genere è necessario comprenderne prima possibile la natura. Se le Brigate Rosse non fossero state considerate “sedicenti” per anni ed anni dalla cultura egemone del tempo, sarebbero state sconfitte molto tempo prima. Senza quell’errore di partenza si sarebbero potuti evitare tanti lutti e tantissimo sangue. Sarebbe bastato che le forze dell’ordine avessero tenuto sotto controllo con attenzione e senza remore politiche e culturali l’acqua sociale in cui si muovevano le prime formazioni inneggianti al terrorismo.

Sarebbe stato indispensabile che le forze politiche dell’epoca avessero disinnescato il disagio sociale con riforme adeguate per tornare ad incanalare nel sottosuolo della storia nazionale il fiume carsico dell’eversione. Gli errori del passato dovrebbero consigliare a non ripeterli. Ad evitare di perdere tempo con il rifiuto di comprendere la natura e le dimensioni del fenomeno, baloccandosi con le teorie astratte e fasulle delle trame di questo o quel potere oscuro. Il miglior sostegno ai terroristi sedicenti viene sempre dai cretini veri!

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