Orsini: «La tensione sociale cresce»

By Redazione

maggio 14, 2012 politica

Alessandro Orsini è professore di Sociologia politica nelle Università di Roma “Tor Vergata” e LUISS “Guido Carli. È considerato uno dei massimi studiosi di terrorismo, grazie al suo libro “Anatomia delle Brigate rosse”, tradotto in molti Paesi.

Professor Orsini, prima il ferimento di Roberto Adinolfi a Genova, poi gli scontri di Napoli nella manifestazione contro Equitalia. Il clima di tensione sociale si è innalzato in pochi giorni. È così?
La tensione sociale cresce, ma occorre distinguere i fatti di Genova da quelli di Napoli. Nel primo caso, c’è stato un ferimento rivendicato da un gruppo di terroristi anarchici. Nel secondo caso, ci sono stati uomini e donne del tutto estranei al terrorismo. L’80% dei manifestanti di Napoli aveva ricevuto una pesante cartella esattoriale da Equitalia. 

Lei ritiene che oggi ci siano le condizioni per un ritorno del terrorismo su larga scala?
Le condizioni minime che favoriscono il ritorno del terrorismo rosso sono tre. La prima è una crisi economica che spinge le persone a invocare l’intervento dei politici. La seconda è una crisi della classe politica che non riesce a dare risposte. La terza è una fase di effervescenza sociale che spinge le persone a scendere in piazza. I terroristi colpiscono quando pensano che il contesto sia favorevole per raccogliere consensi. È già successo con gli omicidi di D’Antona e Biagi. 

L’antipolitica si nutre della crisi e fomenta a sua volta l’estremismo. In che cosa potrebbe sfociare questo malessere? 
Non è sempre vero che l’antipolitica fomenta l’estremismo. In alcuni casi, l’antipolitica può essere un freno moderatore. Berlusconi, per esempio, ha rappresentato l’antipolitica, ma un’antipolitica che ha favorito la partecipazione di tipo democratico e che ha cercato di dare nuove risposte alla crisi della politica post-tangentopoli. Lo stesso si può dire di Grillo, il quale si rivolge anche agli estremisti, questo è vero, ma per farli entrare nel perimetro della democrazia. Altrimenti non parteciperebbe alle elezioni. Grillo non è contro il sistema. La sua antipolitica aiuta la politica. Non vuole abbattere il sistema, vuole riformarlo.

Su Grillo, in molti non sarebbero d’accordo con Lei.
Lo so. 

Forse esiste anche un problema di educazione alla democrazia. Un problema di tipo pedagogico che i partiti politici dovrebbero farsi carico di affrontare. Sembra essere questa la tesi del suo ultimo libro, “Gramsci e Turati. Le due sinistre” (Rubbettino), che è stato violentemente demonizzato da una parte della sinistra.
Gli attacchi al mio libro si sono intensificati dopo l’ampia recensione che Roberto Saviano gli ha dedicato su “la Repubblica”. In realtà, le mie tesi sulle due sinistre erano già contenute nel mio libro precedente, “Il rivoluzionario benestante” (Rubbettino). Saviano ha dato un’enorme visibilità ai miei studi e questo non è piaciuto a coloro che, con i loro insulti, hanno confermato i contenuti del mio libro. In una democrazia, gli avversari politici si rispettano. Guido Calogero diceva che la democrazia è un modo di comportarsi. La democrazia è nelle orecchie prima che nella bocca. È il paese degli ascoltatori più che degli oratori. Occorre saper ascoltare e rispettare. Le ingiustizie devono essere sempre combattute, diceva Turati, ma rifiutando la violenza. Gramsci la pensava diversamente. Il 5 giugno 1920 scrisse un articolo per chiarire che la rivoluzione comunista in Italia avrebbe dovuto organizzare l’uccisione di tutti gli avversari politici. La sinistra di Turati non era quella di Gramsci, il quale non condannò mai la violenza politica, nemmeno nei Quaderni del carcere. Semmai, la celebrò.    

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