Lo spoil-system di Passera

By Redazione

maggio 14, 2012 politica

La battuta è facile, ma ineluttabile: che malinconia! Alla faccia dei buoni propositi dei ministri tecnici, infatti, come neanche i più arcigni e disinvolti politici, Corrado Passera ha trovato il modo per riciclare il suo ex-collega Carlo Malinconico in un posticino al sole. Solo che a farne le spese è una Fondazione, Valore Italia (caso raro di ente economicamente sano e in attivo), che, dopo anni di faticosi iter burocratici, è oramai alla rampa di lancio per diventare il gestore dell’esposizione permanente del design italiano e del made in Italy, a breve prevista a Roma nel palazzo della Civiltà del lavoro all’Eur.

Passera, o meglio, il suo capo di Gabinetto Mario Torello, infatti – senza averne, a quanto pare, un’oggettiva ragione – ha deciso di commissariare la Fondazione per nominare, in qualità di commissario straordinario, l’ex-sottosegretario di Stato costretto alle dimissioni per essere andato “a sua insaputa” in vacanza a spese dell’imprenditore Francesco Piscitelli.

Un fulmine (quasi) a ciel sereno per il presidente della fondazione, Massimo Arlechino, che ha deciso, ovviamente, di ricorrere al Tar.

Un passo indietro è d’obbligo per comprendere le dinamiche che hanno dato ai vertici del ministero per lo Sviluppo economico il pretesto del commissariamento. Alla fine dello scorso settembre l’allora ministro Paolo Romani rinnovò il CdA della Fondazione Valore Italia confermando Arlechino, i consiglieri Alberto Di Luca e Ruben Ruzzante e nominando Camillo Zuccoli. Il quinto membro sarebbe dovuto essere indicato dalla Eur spa anche se, nelle ultime riunioni del cda, Arlechino ha voluto che fosse presente come osservatore il rappresentante di questa società, Ignazio Abrignani.

La Fondazione, come detto, ha in bilancio una cifra importante (che dovrà servire per mettere in piedi lo scopo della Fondazione) e all’inizio del mandato i consiglieri di amministrazione (evidentemente stupiti e soddisfatti di essere capitati in tale Eden pubblico),  hanno chiesto al presidente Arlechino il raddoppio del compenso, precedentemente stabilito con un gettone di presenza di circa sei mila euro l’anno, incarichi professionali non consentiti dalla normativa e assegnazione di poteri non previsti dallo statuto. E perfino un I-Pad a testa! Richieste respinte dal presidente, che inoltre aveva già applicato il taglio del 10 per cento delle retribuzioni previsto dalla legge finanziaria. La conclusione è stata un ostruzionismo totale, compreso il no perentorio all’ingresso, che Arlechino riteneva strategico, dell’Università “la Sapienza” nella Fondazione.

Lo stallo è stato così dopo poco rappresentato da Arlechino a Torsello in un incontro al quale era presente anche il direttore generale della fondazione, Umberto Croppi. Il presidente dei Valore Italia in quell’occasione ha lasciato nelle mani di Torsello un relazione riservata nella quale, tra le righe, si chiedeva, com’è ovvio, la sostituzione dei i consiglieri che impedivano la normale attività con una soluzione che non desse luogo a speculazioni politiche, ma la decisione è stata diversa, la palla è stata presa al balzo: azzeramento del CdA il 20 aprile e nomina di un commissario straordinario, appunto Carlo Malinconico. E mica lo si poteva più lasciare a spasso con quel cognome: dalla malinconia alla depressione, si sa, il passo è breve!

Anzi, qualcuno ci ha riferito che la relazione riservata è stata usata come traccia dello stesso decreto, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, per giustificare lo scioglimento del CdA.

Ora qualcuno prova a giustificare quello che appare in tutta evidenza uno spoil system dal sapore antico, come il risultato di una bagarre politica tra esponenti del Fli (Arlechino e Croppi sono di area finiana) e quelli del PdL, ma è fin troppo semplice capire che si tratta di un’ emulazione tecnica della peggiore modalità politica. E i tecnici, si sa, hanno studiato e imparano presto.

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