Rottamiamo Cicchitto?

By Redazione

maggio 11, 2012 politica

In queste ore si sta consumando su twitter un attacco a Cicchitto, il quale sostiene che sia sbagliato introdurre nella proposta di nuova legge elettorale le preferenze ed il doppio turno. Eccola:

“Affinchè siano chiare le posizioni che si confrontano sulla legge elettorale, per quanto ci riguarda non condividiamo né l’ipotesi di un sistema a due turni, né la proposta di modificare la legge attuale introducendo in essa le preferenze. Riteniamo invece che nel progetto discusso dagli esperti dei partiti vadano a tutti i costi introdotte le modifiche proposte dall’onorevole La Russa e dal senatore Quagliariello”. 

Molti, soprattutto giovani, al grido #rottamiamocicchitto e sostenendo una proposta di legge contraria firmata da Crosetto e Meloni, chiedono l’introduzione delle preferenze. 

Premesso: io (come me sicuramente pochi) sostengo che il Porcellum sia una buona legge elettorale, devo assolutamente ammettere che lo è solo se i partiti funzionassero e se creassero un meccanismo di premialità e virtuosità da candidare davvero i più meritevoli scegliendo tra società civile e propri dirigenti. Questo oggi, triste realtà, non avviene. Ma da qui a dire che le preferenze sono la salvezza ce ne passa.

Alcuni esempi:

ipotesi A: Il Trota, 12.000 preferenze in Regione Lombardia. Perché è bravo? Perché è uno che ha studiato? Perché è uno che ha militato? No, perché è il figlio di qualcuno.  Quindi: le preferenze premierebbero il “figlio di” piuttosto che un altro. Se ogni ministro avesse un figlio o un nipote vedrete che quel figlio o quel nipote saranno tra i sostenitori del ritorno alle preferenze.

ipotesi B: La Matera, 130.490 voti di preferenza. Un’annunciatrice televisiva. Non certo una militante o una espressione della società civile (non credo che fosse la personalità più stimata della sua Regione).

In soldoni: ce la fai ad essere eletto con le preferenze se sei il figlio di qualcuno (ipotesi A) o sei sostenuto da un capobastone (o il capobastone come nel caso ipotesi B). Oppure hai davvero i voti e ciò significa che hai sicuro cinquant’anni e vai spedito sul binario del voto di scambio. C’è anche l’ipotesi che sei fortunato o bravo davvero, ma in questi casi devi comunque poterti permettere soldi a valanga per la campagna elettorale.

Vi faccio un’altra premessa a tutto questo discorso: io mi sono candidato due volte nella mia città come consigliere comunale e tutte due le volte sono stato tra i più votati; quindi non sto parlando per ipotesi.

La soluzione qual è? In tanti sui social me la chiedono, ed io rispondo: mantenendo l’attuale legge elettorale si potrebbe prevedere un sistema di primarie interno per la scelta di una quota di candidati, ed una quota invece bloccata a discrezione del partito. Altrimenti come si potrebbe candidare un giuslavorista? Un metalmeccanico? Un professore universitario o un ricercatore? Il Parlamento italiano non è un posto che ci deve arrivare chi prende più voti, ma deve abbinare anche competenze specifiche. Ad esempio: quanti parlamentari europei sanno l’inglese? Secondo me davvero pochi. E allora la preferenza è sinonimo di competenza?

A questo si deve aggiungere che per quelli candidati dal partito è consentito fare solo due mandati, se vogliono fare il terzo devono candidarsi alle primarie interne. Per chi esce vittorioso alle primarie: primi posti e zero vincoli di mandato.

Magari non vi piace come idea, ma io la trovo molto razionale.

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