Alfano tra i brontosauri

By Redazione

maggio 10, 2012 politica

Ora vi prego, abbiate pietà della nostra intelligenza e sopratutto della vostra. Non costringeteci a sopportare le scemenze di quei brontosauri che hanno ridotto il più importante partito di centrodestra europeo ad un circolo della bocciofila. Usate bavagli, cloroformio, gas nervino, qualsiasi cosa, ma risparmiateci le interviste, i commenti, le analisi di chi dirà che, se si contano le liste civiche, quelle inciviche, i fuoriusciti che forse rientreranno, i laterali e i sovrapposti, il Pdl tutto sommato ha tenuto. Abbiate rispetto della bastonata che i vostri elettori vi hanno dato. Riflettete sui sogni infranti, sull’indecenza, sulla disincanto che avete contribuito a generare, sulle facce che avete continuato a mandare in televisione.

L’unico che ha diritto di dire qualcosa è Angelino Alfano, vittima e carnefice di questa debacle. Vittima perché si è trovato a guidare il Pdl nel momento peggiore, strozzato tra la crisi epocale della politica, il fallimento della stagione di governo berlusconiana, l’uscita di scena del Cavaliere e il ricatto che lo ha obbligato ad appoggiare un governo che sta uccidendo il paese e decimando il suo bacino elettorale. Carnefice perché non è stato capace di prendere in mano la situazione, cambiare subito il partito come molti gli avevano chiesto, preferendo organizzare il carosello dei congressi e dei tesseramenti e lasciando tutto in mano ai soliti noti. Perché si è crogiolato negli incontri al vertice per entrare nel club dell’ABC, trascurando che dietro di lui non vi era più nulla, né un partito, né un elettorato, né un Paese che sopportasse ancora queste ritualità ammuffite.

Mai nella storia un partito di maggioranza relativa è riuscito prendere una batosta elettorale come quella subita dal Pdl. Dimostrazione di un partito inesistente nella sua classe dirigente, nei suoi quadri intermedi, nel suo radicamento territoriale. E soprattutto incapace di capire cosa sta avvenendo sopra di noi, quale cambiamento stanno attraversando le nostre società, quale crisi di rappresentanza la democrazia subisce e quale sentimento di disprezzo la politica dei partiti ormai matura ad ogni livello. Eppure, nonostante questa sconfitta, Alfano rimane uno dei pochi politici di qualità che il centrodestra può esprimere. L’età gioca a suo favore. E allora faccia un gesto coraggioso, detti a Berlusconi le sue condizioni: possibilità di gestire in piena autonomia il partito, senza padrini, cortigiani, tutori, oppure via a creare qualcosa di veramente nuovo. Tanto il Pdl non può morire, semplicemente perché non è mai nato.

Lasci perdere i cimiteri del moderatismo, recuperi la rabbia che attraversa la società dentro un progetto liberale e identitario che affronti i temi fondamentali del nostro tempo: lo Stato asfissiante, la democrazia regolatoria imposta dalla grande finanza, la difesa delle categorie produttive, il recupero di una sovranità nazionale che l’eurocrazia ha dissolto per imprigionare le nostre libertà. Non ascolti le sirene del voto subito con un Pdl abortito. Si prenda le prossime settimane, non per riunire pterodattili o tirannosauri, ma le specie più evolute di 40-50enni che nel suo partito ci sono, soprattutto quelli che hanno idee, visioni e coraggio da vendere. Alfano smetta di fare l’ospite brillante dei salottini ossequiosi e tolga dal suo comodino la foto di Pierre de Coubertin: in politica l’importante non è partecipare.

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