Terremoto nel Pc cinese

By Redazione

maggio 9, 2012 Esteri

Un terremoto politico sconquassa la Cina. Un terremoto dagli effetti tanto dirompenti da scompaginare i rigidi programmi di ricambio generazionale della leadership comunista: fonti della Reuters riportano che i massimi dirigenti del Pcc starebbero pensando di rimandare di qualche mese – forse a gennaio 2013 – il Congresso nazionale del Partito, da tempo previsto per il prossimo mese di ottobre. 

Il Congresso è l’evento di maggiore importanza politica per il Paese, che in quella sede rinnova, seppure per rigida cooptazione, la propria leadership. Il tutto secondo un rito quinquennale che mai ha subito intoppi. Il ritardo sarebbe dunque un fatto grave, da leggere come spia del caos che regna all’interno del partito comunista più grande del mondo dalla caduta di Bo Xilai, l’ambizioso dirigente in odore di nomina nel Politburo epurato lo scorso marzo (nell’ambito dello scandalo sull’omicidio di un consulente britannico). 

La sola ipotesi di un rinvio del Congresso, mette allo scoperto i nervi del Partito, lasciando intravedere i giochi di potere tra le principali fazioni lo animano: la “Lega della Gioventù Comunista” che fa riferimento a Hu Jintao, e i “Principi rossi” di Wen Jabao. In una lotta all’occupazione delle poltrone del Politburo (il massimo organismo del Pcc), che non riguarda tanto l’assegnazione delle due posizioni di vertice (quelle di presidente e di premier, di fatto già assegnate a Xi Jinping e Li Keqiang, che la prossima primavera sostituiranno Hu Jintao e Wen Jabao). Ma che è piuttosto incentrata sulla contesa dei rimanenti sette posti del Politburo. 

La composizione dell’organismo potrebbe infatti influenzare la capacità del prossimo presidente cinese, Xi Jinping (esponente di spicco dei “principi rossi”), di ottenere un vasto consenso sul governo della seconda economia mondiale e di una quasi superpotenza militare. Da quando si è rimessa in gioco la poltrona che doveva essere di Bo Xilai, anch’egli esponente dei “principi”, Hu Jintao sta facendo di tutto per mettere al suo posto uno dei suoi “giovani comunisti”, anche se questo significa far saltare la logica delle triadi che governa l’assegnazione delle 9 poltrone dell’organismo. E che stabilisce che tre posti vadano ai “Giovani comunisti”, tre ai cosiddetti “Principi rossi” e tre alle restanti fazioni. 

Ma al di là delle ripercussioni su Pechino – dove imperversa la discussione su come rinnovare il Politburo – il ritardo del Congresso potrebbe anche innervosire i mercati finanziari globali, offuscando l’immagine della politica cinese come di una macchina efficiente. Con un conseguente contraccolpo negativo delle borse di cui proprio non si sente il bisogno. 

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