Proporzionale, spettro per l’Europa

By Redazione

maggio 8, 2012 politica

Quattro paesi al voto: Francia, Grecia, Germania, Italia. Elezioni diverse. Presidenziali, politiche o amministrative che fossero, un’indicazione risulta certa: frammentazione per tutti. I partiti di governo e i loro primi antagonisti escono penalizzati dalla tornata elettorale europea.

In Francia la destra si divide quasi a metà tra gli elettori del presidente uscente Sarkozy (27% al primo turno) e i sostenitori di Marine Le Pen (quasi 18%), evidenziando una deriva verso la destra estrema. Vince Hollande al ballottaggio, ma con uno striminzito 51,7% (solo il 28% due settimane prima), ottenuto grazie ai voti della sinistra radicale di Mélenchon (11%) e del centrista Bayrou (9%). In Grecia il risultato è ancora più complicato: Nuova Democrazia (Samaras) arriva al 18% (dal 33% precedente), il Pasok (43% tre anni fa) si attesta al 13%, scavalcato a sinistra da Syriza (16%). Crescono anche comunisti (8,5%) e sul fronte opposto i neo-nazisti di Alba Dorata (7%). In Germania la Cdu perde il dominio sul piccolo Land dello Schleswig-Holstein, confinante con la Danimarca: il partito di Merkel pareggia i conti con l’Spd, mentre l’Fdp (alleato della Cdu) cala. Scende pure la Linke (Sinistra radicale). Cresce solo il Partito dei Pirati: quasi 9%. Un risultato che ricorda l’Italia.

Da noi il Pd vince senza vincere, il Pdl scompare (in alcune città passa dal 30 al 5%), la Lega tiene botta in pochissimi posti, a tutto vantaggio dell’astensione e delle liste antipartito di Grillo, per alcuni versi simili ai Pirati tedeschi. Lo spettro della frammentazione colpisce l’Europa. Nei paesi del continente sono stati puniti tutti i partiti che hanno fatto dell’austerity la propria luce guida: tasse, tasse, tasse, sacrifici. Evidentemente l’impressione è che a pagare siano sempre gli stessi ma la situazione generale risulta a tutti in costante peggioramento. I rischi della frammentazione sono chiari a tutti: l’impossibilità di fare i governi in primis. Samaras ha già annunciato che in Grecia “questo matrimonio non s’ha da fare” e difficilmente Syriza o il Pasok riusciranno a risolvere lo stallo. Nuove elezioni probabili tra poche settimane.

In Francia Hollande governerà dopo aver ottenuto un consenso strettissimo e con un parlamento che si preannuncia più eterogeneo del solito. In Germania sarà difficile dare un governo allo Schleswig, qui da noi sarà curioso vedere come si comporteranno i grillini, importanti in molti ballottaggi. L’Europa si sente sempre più proporzionale e meno maggioritaria, sempre meno coesa e più individualista, meno partecipante al progetto se i risultati sono quelli visti finora. Instabilità e frammentazione: i due fattori che il continente doveva proprio evitare sono più vivi che mai. Laproporzionalizzazioneè un effetto della crisi ma sarà anche una causa di quelle future. Evitare la dispersione e la conseguente ingovernabilità è la sfida che si pone di fronte alle democrazie europee sempre più trasversalmente percorse da moti irrazionali. Rispondere con politiche realiste (realistiche) e con sistemi elettorali efficaci è l’unica via per sconfiggere la crisi e l’antipolitica. 

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