Finocchi a destra (e a sinistra)

By Redazione

maggio 7, 2012 politica

Luciana Littizzetto usa in televisione il termine “finocchi”. Faccio notare su Facebook che non mi pare una botta di politicamente corretto e chiedo perché scandalizza la Santanché e la Littizzetto no. Mi rispondono che dipende da “chi parla”. La Littizzetto è una riconosciuta combattente per i diritti, la Santa ecc ecc. In testa a questo coro spiccano alcuni giovani gay politicamente assai avvertiti.

Non mi pare che il ragionamento fili: se il linguaggio che si può usare dipende da chi parla, allora chi decide “chi” può usarlo? La pubblica opinione? Il Fatto Quotidiano in seduta plenaria con Repubblica? Forse sarà necessario un ufficio statale che rilasci apposita autorizzazione alla violazione del politicamente corretto. Ci vorrà la patente linguistica. Altri, più pragmatici, propongono una autocertificazione. E se poi uno abusa e si autocertifica male? Se lo fa la Santanché, voi cosa dite? No no, disordinato, incasinato. Non va.

Alcuni paesi, come Usa, Gran Bretagna e Germania e gli scandinavi hanno deciso che certe cose non si dicono. Neanche per scherzo. Ritengo questo atteggiamento una forma di censura, una barbarie politico linguistica. C’è una zona del linguaggio che è sanguigna, che esprime sentimenti, che ha diritto e direi necessità di essere messo in comunicazione con gli altri, per aiutare la comunicazione. E serve anche alla satira, per far ridere.

Sono sempre stato contrario al politicamente corretto. Ma se me lo imponete, lo rispetto. Chiedo però che lo rispettino tutti. Non mi va l’eccezione per la satira, perché anche quello è un modo, fortissimo, di veicolare segni ed emozioni. Altrimenti mi autocertifico e dico alla Littizzetto che è una mediocrissima attrice, una racchia e una nana juventina. Vale o mi mettete al bando? 

(Sabatotrippa)

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