Due voti per l’Euro

By Redazione

maggio 5, 2012 Esteri

Francia e Grecia votano domani. E l’eurozona trattiene il fiato. In Francia, il presidente uscente Nicolas Sarkozy è dato per perdente dalla media dei sondaggi nazionali, che lo danno di circa 6 punti percentuali sotto il candidato socialista François Hollande. Ma “Sarkò” ha ancora qualche speranza di rimonta. I centristi, che avevano votato per François Bayrou, solo l’altro ieri hanno avuto una chiara indicazione dal loro uomo: mettere la croce sul nome del socialista François Hollande. Ma è molto probabile che almeno una parte di essi disobbedisca. Sempre secondo gli ultimi sondaggi, il 32% degli elettori di Bayrou (il 9% dei francesi) sceglierebbe ancora Sarkozy. Più incerta ancora la destinazione dei voti della destra di Marine Le Pen (18% dei francesi). La leader del Fronte Nazionale ha dichiarato la sua posizione di non collaborazione con entrambi i candidati presidenti. Alla fine, però, è più che plausibile che la gran parte dei suoi elettori voteranno per “Super Sarkò”. Il quale li sta visibilmente corteggiando da almeno due anni, con politiche dure sull’immigrazione.

In Grecia è ancora più difficile fare previsioni, perché i partiti in corsa sono 32. Si vota col metodo proporzionale, con uno sbarramento del 3%. Solitamente il parlamento di Atene era occupato da 5-6 partiti. La crisi, però, oltre a esasperare i greci li ha indotti a frammentarsi ed è previsto, per la prossima legislatura, l’ingresso di 8-10 partiti. Il favorito resta Nea Democratia, di centro-destra, guidato da Antonis Samaras che promette una svolta rispetto alla politica socialista sin qui seguita. Non ha alcuna intenzione di formare un governo di coabitazione con il Partito Socialista e chiede la maggioranza assoluta dei voti per avere mani libere. Ma, proprio l’estrema frammentazione della scena politica greca, può negargli libertà di azione.

Cambierebbe qualcosa, per l’eurozona, in caso di ribaltamento delle maggioranze in entrambi i paesi? In Francia lo possiamo già escludere sin da ora. Hollande si spaccia per “euroscettico” e qualcuno gli crede. Ma è critico solo nei confronti della gestione della crisi da parte della Bce, mentre non mette in discussione il modello di integrazione europea. Anzi, lo vorrebbe rafforzare. Stiamo pur sempre parlando dell’ultimo leader del partito che fu di François Mitterrand, uno dei padri del Trattato di Maastricht. Sarebbe minacciata solo la linea “del rigore” di Angela Merkel. E il “grande disegno” del superstato europeo diverrebbe più forte con Hollande e i suoi alleati di sinistra.

Nel caso in cui vinca questo asse, la Francia premerebbe per una politica monetaria più espansiva e una politica sociale più integrata su scala continentale. E la Grecia? Non ha ancora inventato un pazzo che si propone di diventare primo ministro per mandare in bancarotta il suo paese. Chi mai vuole rinunciare agli aiuti europei, benché pagati a carissimo prezzo? Per la Grecia non dobbiamo nemmeno porci la domanda “chi vincerà”, ma “come”. Il rischio è che la frammentazione sia tale da garantire la maggioranza a nessuno. E un governo di crisi con le mani legate dalle opposizioni, o un governo di coalizione fra due forze (socialista e conservatrice) che non dialogano, può veramente dare il colpo di grazia al paese mediterraneo. E mandare in crisi l’eurozona.

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