Il ritorno dei girotondi

By Redazione

maggio 3, 2012 politica

Si chiama Alba e ha una chiara impronta massimalistica. Rappresenta il nuovo girotondismo della sinistra radical-accademica, che riparte da Firenze capitanata da un gruppo di professori intenzionati a dire tutto il male possibile del Pd e a fare l’opposizione dura e pura ad altri professori, quelli del governo Monti. Molto “Manifesto” (il quotidiano) e poca voglia di fare i conti con la realtà. Paroloni tanti e concretezza zero.

Differenze con Sel? Difficili da scorgere, a parte la presenza di più di un editorialista della componente di “Repubblica” vicina al pensiero anti-mercato e anti-sviluppista, comitatista e pro-decrescita. Alba (acronimo di “Alleanza Lavoro Beni comuni e Ambiente”) ha nostalgia degli elementi più superati del keynesismo. Con la sua costituzione aumenta la ressa nell’area alla sinistra del Pd.

Si tratta di uno spazio che copre circa il venti per cento dell’elettorato e in cui ci sono ormai posti in piedi: se lo contendono Prc, Pdci, Grillo, Idv, Sel, ora Alba. Dei girotondi del 2002 (quelli di Ginsborg, Nanni Moretti e Paolo Flores d’Arcais), politicamente parlando non è rimasto granché. O meglio è rimasto Pancho Pardi, l’ex esponente di Potere Operaio eletto senatore nelle liste dipietriste.

Ginsborg, intervenendo alla convention di lancio di Alba al “Mandela Forum”, ha ammesso che tra i fondatori dei nuovi girotondi non ci sono molti giovani. Ha ragione. Tra i leader morali di Alba, che non risparmia bordate anti-sistema all’insieme dei partiti italiani, troviamo due sociologi piemontesi di 85 e 65 anni, Luciano Gallino e Marco Revelli, il quasi settantenne Paul Ginsborg e i quasi ottantenni Stefano Rodotà e Alberto Asor Rosa.

Insieme a loro l’ex deputato di Rifondazione Paolo Cacciari, l’ex candidata della Sinistra Arcobaleno alla Camera Nicoletta Pirotta e Gianni Rinaldini, predecessore di Landini alla guida della Fiom. C’è anche il quasi cinquantenne Alberto Lucarelli, professore di diritto pubblico a Napoli e assessore all’acqua pubblica nella giunta di Luigi De Magistris. Il professor Ugo Mattei, docente di diritto civile a Torino nato nel 1961, è tra i meno attempati. Ma è anche quello che l’ha sparata più grossa di tutti, invocando, per l’Italia, il default controllato. Cioè la distruzione del credibilità internazionale del nostro Paese e dei risparmi di alcuni milioni di italiani non benestanti.

L’impressione è che sia appena sorta l’ennesima sigla, settaria quanto basta, della sinistra estrema: dotata certamente di una nobile patina di rispettabilità cattedratica e intellettuale, ma in fin dei conti drammaticamente priva di cultura di governo. La sinistra di denuncia e di protesta (tra i suoi bersagli preferiti c’è ora il nuovo art. 81 della Costituzione sul pareggio strutturale di bilancio) aveva bisogno di frammentarsi ancor più? Da estranei a quella famiglia, alla quale comunque auguriamo ogni bene, pensiamo francamente di no.

(Qdrmagazine)

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