Obama in Afghanistan

By Redazione

maggio 2, 2012 Esteri

Improvvisata di Barack Obama in Afghanistan. Dopo svariate smentite e conferme è arrivato l’annuncio ufficiale della visita a sorpresa del presidente Usa in territorio afgano. Un blitz che ha colto di sorpresa perfino la stampa internazionale. Per tutta la giornata di martedì si sono susseguite agenzie che smentivano o confermavano la presenza di Obama in Afghanistan. Per lo più, ad un anno esatto dall’uccisione di Osama Bin Laden. Il presidente è sceso dalle scalette dell’Air Force One in piena notte. Il motivo ufficiale della visita?

L’incontro con il presidente afgano Hamid Karzai e la firma dell’intesa decennale che fissa i termini e le condizioni per le future relazioni tra Kabul e Washington, dopo il ritiro delle truppe americane dal Paese. La visita a sorpresa di Obama è avvenuta guarda caso in concomitanza con il primo anniversario della morte di Osama Bin Laden. Non si tratta certamente di una pura casualità. Dietro la decisione di volare a Kabul si cela una mirata strategia politica, volta a restituire credibilità all’immagine offuscata di un presidente alle prese con la campagna elettorale. E’ chiaro come Obama stia tentando tutte le strade in vista delle presidenziali, puntando sul colpo messo a segno con successo un anno fa con la morte di Bin Laden. Ciò emerge dal suo modo di mostrarsi in diretta sulle tv afgane e non. Con indosso solo una camicia bianca e una cravatta rossa, Obama viene accolto da una folla festante di soldati ancora impegnati nella missione Isaf. Alle sue spalle le bandiere a stelle e strisce e alcuni vettori corazzati.

Dopo la firma solenne dell’intesa con Karzai, Obama ha voluto restituire l’immagine del presidente “alla portata di tutti”, con un discorso politicamente efficace da pronunciare alla Nazione in prime time. “Possiamo iniziare a vedere la luce di un nuovo giorno all’orizzonte. Il nostro obiettivo è quello di distruggere Al Qaeda e siamo sulla buona strada per realizzarlo”. Sette ore dopo la visita presidenziale e il saluto di commiato dal suo omologo afgano, una serie di esplosioni hanno colpito Kabul, uccidendo sei persone. A riprova del fatto che Al Qaeda è ancora viva e in piena attività. La replica sanguinosa messa in atto dai talebani deve aver lasciato l’amaro in bocca al presidente, nel viaggio di ritorno a Washington. Il suo discorso propositivo ai cittadini americani ha di fatto provocato un effetto boomerang. Non è servito rassicurare il governo di Kabul sul ritiro (già in atto) delle truppe dall’Afghanistan; né tanto meno rinfrancare gli afgani dimostrando loro di non essere soli. E non basterà nemmeno l’accordo decennale firmato con il filo – occidentale Karzai. Una partnership tra Stati Uniti e Afghanistan che proseguirà oltre il 2014.

Sulla base dell’accordo, gli Usa s’impegneranno a garantire la sicurezza interna, a incrementare l’economia nazionale e tutelare la governance. A Karzai spetterà il difficile compito di guidare la transizione, mantenendo sulla carta la sua sovranità. Ma ad uno sguardo più approfondito l’intesa sembra apportare enormi vantaggi soprattutto agli Usa, poiché non annulla la possibilità di mantenere potenzialmente truppe in campo afgano, per formare le forze locali afgane e condurre operazioni mirate contro Al Qaeda. Condizioni che potrebbero ritorcersi contro. Dallo scorso maggio i rapporti tra Kabul e Washington non sono idilliaci, dopo la serie di sanguinosi massacri e gli incidenti provocati dalle truppe americane contro i civili afgani. E se in Afghanistan Mister Obama ha ancora tanti ostacoli da superare, anche in patria le cose non vanno meglio. Le presidenziali sono alle porte e i suoi nemici politici sempre in agguato. La breve visita di martedì a Kabul (la terza da quando è alla Casa Bianca) ha suscitato polemiche. Il senatore americano John McCain (ex sfidante di Obama alle presidenziali del 2008) ha puntato il dito contro il presidente accusandolo di voler a tutti i costi farsi pubblicità: “Vergognati Obama – ha dichiarato McCain- voler sminuire la memoria dell’11 settembre e l’uccisione di Osama, trasformandoli in pubblicità a buon mercato”. 

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