Giovani e istituzioni bocciano l’Acta

By Redazione

aprile 28, 2012 politica

Il nome completo è Anti-Counterfeiting Trade Agreement, ma è meglio conosciuto come ACTA. Si tratta, in parole povere, di un accordo commerciale, lo strumento tramite il quale i governi del mondo fanno quadrato sulla pirateria on line. Lo scorso 26 gennaio, a Tokyo, tra i paesi firmatari c’erano anche gli Stati Uniti e 22 stati dell’Unione europea, tra cui l’Italia e fatta eccezione per Cipro, Estonia, Repubblica Slovacca, Germania e Paesi Bassi. Il prossimo 11 giugno il Parlamento europeo dovrà ratificare l’accordo.

Per gli attivisti, questi sono ormai gli ultimi mesi di pressing per evitare la ratifica finale. La sensazione è che le uniche voci ad essere prese in seria considerazione siano quelle delle lobby che da un restringimento della libertà sul web ci andrebbero a guadagnare, o meglio, a non perdere. Perché a questo punto per l’industria culturale e dell’intrattenimento si tratta semplicemente di contenere le perdite di un mercato che, a conti fatti, non ha avuto la capacità di rinnovarsi e reinventarsi.

Quello che sembra è che a sostenere l’ACTA siano rimasti in pochi e siano sempre più soli e arroccati sulle loro posizioni. Pareri negativi e segnali di preoccupazione per la ratifica dell’accordo arrivano infatti da più parti.

Sulla bozza relativa al trattato che l’Unione Europea dovrebbe votare nelle prossime settimane che riguarda l’approccio europeo in materia di copyright, il Garante Europeo per la protezione dei dati (EDPS) ha espresso parere negativo, avvalorando le posizioni degli attivisti. Secondo in Garante, nel tentativo di mettere un freno alla pirateria on line, si insidia una minaccia concreta per i diritti fondamentali delle persone.

A ciò si aggiunge il rapporto ‘Protezione della libertà di espressione e di informazione su internet e sui mezzi di comunicazione on line’ votato il giorno 25 aprile all’unanimità dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che raccomanda agli Stati membri del Consiglio d’Europa che hanno firmato l’ACTA di condurre consultazioni pubbliche su eventuali leggi nazionali basate sul testo in questione. Il rapporto raccomanda inoltre che gli Stati membri tentino di “garantire che i service provider non possano indebitamente limitare l’accesso alle informazioni e la loro divulgazione per motivi commerciali o di altra natura”, vale a dire che i service provider dovrebbero essere legalmente responsabili di possibili violazioni dei diritti alla libertà di espressione e informazione degli utenti.

Ma oltre alla voce delle istituzioni, non ha mancato di farsi sentire anche quella di chi realmente verrà colpito dalle restrizioni: i giovani. L’ultimo European Youth Poll (http://www.eypej.org/area.12.Youth-Polls.html) dimostra chiaramente quale sia l’atteggiamento e l’opinione dei giovani riguardo alla restrizione della libertà in rete.

I dati mettono in evidenza una popolazione giovanile pienamente consapevole dei pericoli della diffusione dei propri dati sul web. L’84,9% controlla regolarmente le informazioni personali che circolano sul web. Riguardo alle informative sulla privacy contenute nei social network, solo il 51,3% si ritiene informato e pensa che siano chiaramente comprensibili e complete. Il 94,9% dei giovani sul campione degli intervistati pensa che servizi internet e social network devono essere obbligati da leggi specifiche a cancellare i dati personali degli utenti se loro lo chiedono esplicitamente. A riprova di ciò, l’80,7% si dice preoccupato del modo in cui vengono usati i propri dati personali dai servizi internet e dai social network.

Per contro e nonostante l’attenzione alla propria privacy, l’opinione generale sui social media è per lo più molto positiva. Per il 75,2% dei giovani intervistati, i social media sono un modo per partecipare attivamente alla vita politica e l’83% di loro pensa che siano uno strumento fondamentale per la democrazia. E in effetti sono tanti i giovani che usano la rete come strumento di partecipazione. Nell’ordine, utilizzano i social media per: cercare informazioni riguardo alla politica; partecipare a discussioni sulla politica; firmare petizioni; dal voce alle proprie opinioni; entrare in contatto con i cosiddettidecision makers; organizzare proteste e manifestazioni.

Sono dati che riguardano generazioni che della libertà sulla rete non possono fare più a meno. Per loro, la ratifica dell’ACTA non è neanche pensabile e la pirateria on line è la cosa più normale del mondo. Sembrano, infatti, non avere grandi dubbi su diritto d’autore. Il 63,2% dei giovani intervistati non ritiene sbagliato scaricare da internet materiale soggetto a copyright. Il 70% non ritiene che si debbano rafforzare le regole sul copyright del materiale in rete. Questi numeri si riferiscono alla maggioranza delle generazioni di ragazzi abituati a scaricare materiale dalla rete da quando hanno imparato a digitare il loro nome su una tastiera, che non hanno mai usato in vita loro una macchina da scrivere, che del copyright comprendono l’esistenza ma non il senso. È a loro che deve guardare il Parlamento europeo al momento di ratificare l’ACTA il prossimo giugno. La sfida non si può vincere chiudendo la rete e aumentando le restrizioni. Se c’è una sfida da vincere (e c’è senz’altro) questa riguarda due aspetti fondamentali: la difesa del diritto alla privacy degli utenti, che significa anche e soprattutto non considerarli tutti potenziali violatori, raccogliendo i loro dati come farebbe la famigerata ‘precrimine’ inMinority Report,  e la ricerca e lo sviluppo di modalità innovative per far circolare liberamente i materiali in rete, puntando anzi ad una diffusione sempre maggiore degli stessi, che significa libero ed eguale accesso ai prodotti culturali.

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