Renzi si candida a Palazzo Chigi

By Redazione

aprile 27, 2012 politica

Renzi si è autocandidato premier per il centrosinistra o quel che sarà alle prossime elezioni politiche: l’unico scoglio? La legge elettorale, parola di Matteo: “Per quanto mi riguarda non lo posso ancora sapere finché non decidono la legge elettorale, altrimenti rischio di candidarmi al niente, non lo so davvero”.

Cosa quindi fatta in casa Pd: il rottamatore per antonomasia vuole fare il premier. Una ventata di aria fresca, largo ai giovani insomma: “Spero soprattutto che sia consentito ai cittadini di scegliere il presidente del Consiglio e i parlamentari in modo libero, un po’ come succede nei Comuni nei quali scegli il sindaco, ti può piacere o meno, hai eventualmente un ballottaggio per poter fare anche un secondo turno, ma scegli la persona, poi questa persona ti deve rappresentare più o meno bene. Invece nella legge elettorale la possibilità di scegliere i parlamentari è stata purtroppo tolta e uno si trova in Parlamento persone che non conosce, aggiunge. La vera sfida sarebbe riuscire ad avere un meccanismo in cui uno possa individuare il nome, anche per riavvicinare le persone alla politica. I partiti devono anche consentire alla gente di scegliersi le persone, perché un cittadino possa guardare in faccia i propri rappresentanti”.

Un po’ come quando si viene trattenuti in commissariato, una foto di profilo, una diritta e via nel database. Ma se rifai il cattivo ti veniamo a prendere, tanto lo sappiamo chi sei. Come arrivare quindi alla scelta dei prossimi candidati premier? Renzi ne è certo, primarie per tutti, “se ci sarà una legge elettorale libera ci saranno le primarie. Sicuramente, come spero, nel centro-sinistra ma credo anche nel centro-destra, perché finita l’esperienza di Berlusconi credo che anche il centro-destra dovrebbe per forza, se ci fosse una legge elettorale seria, fare le primarie tra i vari candidati a partire da Alfano”. Insomma il fiorentino numero uno dispone per sé e per gli altri, decide unilateralmente i processi decisionali del suo partito e anche del Pdl o dell’Upi o di come si chiamerà la nuova creatura che nascerà dal post-berlusconismo.

Tanto è inutile curarsi del parere degli altri, del consenso in calo a Firenze, della Leopolda che non ha preso il volo ma è rimasta un’iniziativa che nel vecchio Pci avrebbero definito “settaria”. Bersani non lo ha neanche preso in considerazione, il partito sembra sempre più tiepido e Pupo Renzi oramai è sempre più simile a Grillo, sempre parlando sulla legge elettorale: “magari i politici proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare, che non è un’esperienza mistica, la fanno tutti gli italiani ogni giorno e possono farla anche i politici che perdono le elezioni”. Quando si ha la stoffa del leader la si deve lucidare, ingigantire, esporre come se fosse un trofeo, piuttosto che una capacità per arrivare a determinati risultati, mostrando il proprio talento e le proprie abilità.

Ma in Italia duci e ducetti sono sempre stati per lo meno  ridimensionati dalla storia, proprio perché la democrazia è l’unico sistema possibile in un paese tanto campanilista e divisionista come il nostro. Eppure il 25 aprile è appena passato, da un politico antifascista ci si aspetterebbe più attenzione, almeno per le basi del mestiere.

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