Margherita: i primi dubbi nel 2001

By Redazione

aprile 26, 2012 politica

I patrimoni dei partiti vengono da lontano. E nessuno dei soggetti politici oggi in campo può sostenere di non aver ereditato oneri ed onori delle antiche gestioni. Dal Msi-An alla vecchia Dc-Ppi-Margherita. «I soci in affari di Casini non hanno voti ma ingenti patrimoni», ci suggeriva qualcuno, puntando il dito contro Francesco Rutelli e Gianfranco Fini. Soprattutto Rutelli non può sostenere d’aver scoperto solo ora chi è Luigi Lusi. Sgombra parte dei dubbi quel verbale, a cui è allegata una lettera del Csm, che attesta «la nomina di Lusi a vice-pretore onorario presso la Pretura di Velletri sino al 2000, quando fu nominato tesoriere della campagna elettorale dell’Ulivo». I soci in affari di Casini non hanno voti ma ingenti patrimoni.

«Il cospicuo calo delle disponibilità patrimoniali di An – precisava Corsaro (ex An, oggi Pdl) – si è generato quando tutto era esclusivamente gestito dalle persone di fiducia del Presidente Fini, le spese successive sono tutte riconducibili a passività generate in quella fase o, peggio ancora, dalla risoluzione di vertenze perse, attivate proprio dalla precedente gestione». E Francesco Storace (oggi leader della Destra) indirizzava direttamente i suoi strali su Gianfranco Fini: «Quello che si legge sui giornali sul patrimonio di Alleanza nazionale fa vergognare: se è vero, gli facciamo fare la fine di Lusi». S’è aperto così il giallo finanziario di An, che ha tanto in comune con la vicenda Lusi. Non è forse un caso che tra i “consulenti” patrimoniali di An figurassero paludati personaggi accreditati Oltre Tevere, e già noti per aver detto la loro sui patrimoni della vecchia Dc? Qualcuno si domanda chi abbia spalancato la porta della Fondazione di Fini a Giò il Biondo (Giorgio Moschetti, missino poi finito nella Dc di Sbardella), e chi abbia dato credito alle consulenze immobiliari di Raffaello Follieri (amico del cognato Tulliani) noto per essersi accreditato negli usa come esponente della “Dc nel mondo” e poi curatore del patrimonio immobiliare della Santa Sede nel Nord America. Non è dato sapere se si sia mai incrociato il cammino di Lusi, Follieri e Giò il Biondo. È certo che ognuno di loro avrebbe voluto fare tanto per una nuova Diccì.

Ma facciamo un salto nel tempo, a mercoledì 31 gennaio 2001, quando appare su Il Giornale a pagina 5 un articolo a firma Luca Telese: il giornalista chiede insistentemente a Francesco Rutelli di chiarire «il mistero dei finanziamenti». «Sui contributi diremo tutta la verità ma soltanto dopo che si sarà votato», ripetono in quell’inverno 2001 Rutelli ed il suo braccio destro Paolo Gentiloni: Luca Telese ha martellato per mesi l’allora candidato leader dell’Ulivo Rutelli, senza mai ottenere risposte esaustive.

Arriviamo al 2012: Pierluigi Castagnetti dice a Il Messaggero in merito al caso Lusi di temere «questa vicenda rappresenti un colpo mortale per un sistema politico, già in crisi, pari a Tangentopoli». Due mesi fa Castagnetti scagionava Rutelli col popolare quotidiano romano, temendo il caso Lusi possa mettere frecce nell’arco dell’antipolitica. Ma chi è Lusi, soprattutto perché certi beninformati ripetono «non può far altro che addossarsi ogni colpa»? Fin da principio si rivelava forte il dubbio che il soldato Lusi avesse rischiato per altre persone. «Ha coperto per il bene del paese», ci ripeteva un vecchio Dc. Ma Lusi è uomo dalle tante facce, che da tenera età s’interessa d’immobili per le Acli, per alti vertici della Cisl, per l’ultima Dc, per la Margherita… e per se stesso. Lusi è noto agli “apparati” per «grande competenza negli investimenti immobiliari».

«Nelle Acli era sempre pronto a consigliere come investire nel mattone», dice sorridente un sindacalista cattolico. Motivo più che bastevole a mantenere Lusi come consulente e tesoriere d’un partito pseudo o filo cattolico? Ecco che Lusi, prima di fare il tesoriere de La Margherita, è stato co-tesoriere degli “Uniti nell’Ulivo”, tesoriere europeo dello European Democratic Party, co-tesoriere dell’Unione… nella sua vita non ha fatto altro che organizzare il giro dei soldi di partito. «Mai alcuna sede è mai stata occupata se non su esplicita volontà di Lusi», commentano i margheritini nostalgici.

Che le vite dei grandi uomini siano fatte di coincidenze lo scriveva anche Svetonio ne Le vite dei Cesari: ecco che la Margherita aveva come giornale Europa, oggi testata del Pd insieme a L’Unità. Tesoriere della Margherita era Lusi. Coincidenza delle coincidenze, l’immobiliare Europa era la società che controllava il patrimonio palazzinaro della vecchia Dc. A febbraio 2012, esattamente il giorno dopo che esplodeva lo scandalo dei 13 milioni fatti sparire da Lusi, veniva interrogato dal Tribunale di Roma Pierluigi Castagnetti (ultimo segretario del Ppi e già notabile Dc) in merito al patrimonio immobiliare della Dc fatto evaporare negli anni ’90 dall’immobiliare Europa.

Castagnetti ammetteva d’aver sospettato che dietro l’immobiliare Europa s’annidassero affaristi di partito: «Avrei voluto bloccare tutto. Mi è stato detto che era impossibile – ha ripetuto Castagnetti in aula per l’ennesima volta -. Quando ho scoperto che non era vero, era troppo tardi. Mi sono sentito beffato». Ma beffato da chi? Oggi fa capolino Lusi con la vicenda delle varie tranche da 13 milioni di euro, coi i suoi tantissimi affari immobiliari. Ieri il faccendiere della Diccì veneta Angiolino Zandomeneghi, il tesoriere del Partito Popolare, Romano Baccarini, i due segretari amministrativi Alessandro Duce e Nicodemi Oliviero… e giù fino ai tesorieri che permisero il transito di palazzi dalla Dc al Ppi per poi far evaporare tutto il mattone scudocrociato. Lusi aveva studiato a quella bottega, era stato iniziato al lavoro da quelli che gestirono l’affare dell’immobiliare Europa. Oggi tutti tentano di scaricare Lusi, come ieri gli eredi della vecchia Dc cascavano dal pero per la sparizione d’interi palazzi intestati allo Scudo crociato. Gianfranco Rotondi (all’epoca dei fatti segretario amministrativo del Cdu) diceva «non mi sono mai interessato del patrimonio immobiliare della Dc. Quando si sciolse la vecchia Democrazia Cristiana mi occupai soltanto di poter mantenere l’utilizzo del nome». Franco Marini (già segretario del Ppi dal ’97 al ’99) affermava «mi sono occupato soltanto di politica». Nessuno ne sapeva niente.

Intanto, rigorosamente a porte chiuse, Castagnetti è stato riascoltato in tribunale: sono piovuti omissis su appartamenti, palazzi e terreni della vecchia Diccì; stesso discorso (ma per pura coincidenza) su carte e dichiarazioni di Lusi. L’Italia ha saputo a puntate che il tesoriere della Margherita aveva intascato la prima tranche da 13 milioni, e giù fino al buco da un centinaio di milioni e più. Illuminanti le parole di Luigi Lusi riportate da Il Fatto: «Io ho gestito 214 milioni di euro, ne ho lasciati 20 in cassa. Facciamo finta che ne abbia presi 7 poi ho pagato 6 milioni di tasse e arriviamo a questi famosi 13 milioni. Ne rimangono altri 181. Li abbiamo usati tutti per pagare il personale e i telefonini?». Lusi ci invita a scandagliare gli ultimi 20 anni, ripercorrendo a ritroso gli affari che portarono la Dc a farsi prima Ppi e poi Margherita, ed infine a tuffarsi in parte nel mare del Pd. A distanza di oltre un decennio dall’ascesa di Rutelli a leader nazionale, si potrebbe finalmente accendere un faro sul fiume carsico di risorse che, dalla vecchia Diccì, ebbe a bagnare l’Ulivo a cavallo del Millennio. Se Lusi ha svolto il ruolo del Tonna di turno, è ora di sapere chi sia il patron di questa macchia alla Parmalat nella “bianca” politica centrista.

(L’Opinione)

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