Pdl: è amore per Hollande

By Redazione

aprile 25, 2012 politica

Il presidente del Senato Schifani l’ultimo, Sandro Bondi il primo, ma all’indomani del primo turno delle presidenziali francesi molti esponenti di primo piano del Pdl, nonché alcuni giornali di centrodestra, hanno commentato con ostentata soddisfazione la parziale sconfitta di Sarkozy, leggendovi una sonora bocciatura delle politiche rigoriste imposte da Berlino e dall’Ue, con l’avallo del presidente francese, ai Paesi eurodeboli. Il 64% degli elettori, calcolava un parlamentare Pdl, ha votato contro la Merkel e l’Ue, mentre i “collaborazionisti” Sarkozy e Bayrou si sono fermati al 36%. Da una parte il Pdl polemizza con il Pd esortandolo a non entusiasmarsi troppo, perché «la partita è ancora aperta», dall’altra gode delle disgrazie di Sarkozy, e pazienza se significa flirtare con le posizioni critiche di socialisti (Hollande), nazionalsocialisti (Le Pen) e persino comunisti (Mélanchon). Un atteggiamento schizofrenico che la dice lunga sullo smarrimento politico-culturale del Pdl.

Con Hollande all’Eliseo – è il ragionamento – la cancelliera tedesca deve trovare un nuovo punto d’equilibrio sul fiscal compact, il quale «nel medio termine» subirebbe un allentamento che converrebbe al nostro Paese. Lo stesso Berlusconi, pur correggendo il tiro («non ci auguriamo la vittoria della sinistra»), ha avvalorato questa tesi: qualora vincesse Hollande, ci sarebbe un «vento nuovo».

E’ vero, Sarkozy ha deluso, ha fallito nella sua “rupture”, nel proporre un nuovo modello di destra continentale, ricadendo nella variante gollista dello statalismo francese, e si è reso protagonista della cinica avventura libica e del famigerato sorrisetto sull’Italia. Ma tifare Hollande solo per far dispetto alla Merkel che non ci concede gli Eurobond è pura follia. Può permettersi il Pdl di flirtare con Hollande, che contesta il mercato unico, propone una patrimoniale del 75% sui redditi al di sopra il milione di euro, di abbassare l’età di pensionamento a 60 anni e assumere 100mila dipendenti pubblici? E di ritrovarsi a simpatizzare per il candidato socialista insieme all’odiato ex ministro Tremonti, che tenta di riciclarsi come una sorta di Hollande italiano?

Inoltre, scommettere su un ammorbidimento delle politiche di rigore è azzardato: una vittoria di Hollande potrebbe provocare una nuova crisi degli spread e costarci molti miliardi di interessi sul debito. Unico ad accorgersene nel Pdl, e a lanciare l’allarme, Giuliano Cazzola, al quale i «colleghi affetti dal “mal francese” che simpatizzano per la vittoria di Hollande in funzione anti-Merkel» ricordano «quei malati di diabete in fase terminale che se la prendono con il medico che ha ordinato loro una terapia durissima per evitare le amputazioni. Non vedo alternative credibili diverse da quelle del tandem Merkel-Sarkozy – avverte Cazzola – neppure nel caso di vittoria socialista in Francia».

Sarebbe bene quindi non ricominciare a raccontare balle ai cittadini: si incolpano le politiche di austerity, che indubbiamente hanno aggravato la recessione, ma né i tedeschi né la Bce ci hanno imposto politiche così recessive come un’austerity piena di tasse, senza tagli alla spesa e senza vere riforme.

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