Monti ingordo, tasse “da paura”

By Redazione

aprile 23, 2012 politica

Secondo la Smorfia, la paura fa 90. Stando però alle smorfie di dolore dei contribuenti italiani, anche Mario Monti ci è andato molto vicino. E difatti da qui al 2014 pagheremo al fisco qualcosa come 87,3 miliardi di euro in più. E se non è una notizia “da paura”, poco ci manca.

Facciamo un passo indietro. Se nel prossimo mese di ottobre il governo Monti aumenterà l’Iva, nel 2012 i contribuenti italiani pagheranno 19,9 miliardi di tasse in più rispetto al 2011. Ma non finisce qui. Già, perché nel 2013, invece, si ritroveranno con un maggiore aggravio fiscale, rispetto a due anni prima, pari a 32,5 miliardi. Tra due anni, infine, il peso delle nuove imposte, rispetto a tre anni prima, sarà di 34,8 miliardi. Risultato? Salvo novità legislative, nel triennio 2012/14 il raggiungimento del pareggio di bilancio costerà agli italiani 87,3 miliardi di tasse in più.

I conti li ha fatti la Cgia di Mestre, analizzando gli effetti dei principali provvedimenti messi in campo sino ad oggi dal Governo Monti. In una recente elaborazione dell’Ufficio Studi Cgia sui dati delle relazioni tecniche e dei documenti prodotti dal servizio studi di camera Camera e Senato, sono stati presi in considerazione, in primis, il pacchetto  “Salva Italia” e il disegno di legge sul mercato del lavoro che, stando al calendario parlamentare, dovrebbe essere approvato entro la fine dell’estate.

«Ormai rischiamo di rimanere soffocati dalle tasse» dichiara Giuseppe Bortolussi,  segretario dell’associazione di artigiani e piccoli imprenditori mestrini. «È vero che il governo Monti è stato costretto ad intervenire in maniera molto decisa per salvare il Paese dal fallimento – dice Bortolussi – ma è altrettanto vero che si è agito solo ed esclusivamente sul fronte delle entrate. Nel salva Italia, ad esempio, l’effetto complessivo della manovra è costituito per l’81,3% da nuove entrate e solo il 18,7% da tagli alla spesa. Un sacrificio immane che rischia di schiacciare il paese sotto una montagna di imposte, con il rischio, così come ha sottolineato qualche giorno fa il Fmi, di raggiungere il pareggio di bilancio solo nel 2017 e non, come previsto dall’esecutivo dei tecnici, nel 2013».

L’ira delle Pmi italiane è giustificata. Perché dai numeri, oltre al danno patrimoniale, emerge infatti un bilancio che ha tutti i contorni della beffa. Già, perché 90 miliardi di euro è la stessa somma stimata dalle associazioni di categoria sull’ammontare del debito che lo stato ha nei confronti delle piccole imprese che hanno lavorato per la Pubblica amministrazione e non sono mai state pagate. Una cifra enorme per un debito che ha già costretto alla chiusura e al fallimento decine di aziende sane con tanto di ordini e commesse rimaste senza la liquidità necessaria per pagare i dipendenti e le spese correnti.

Ma lo stato se ne frega. Anzi, su quei 90 miliardi fatturati e mai pagati ai piccoli imprenditori ha già chiesto da tempo che fossero pagate tutte le tasse. E, come s’è visto, continuerà imperterrito a chiederne molte altre in più. 

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