L’idea del Cav? “Uniti per l’Italia”

By Redazione

aprile 23, 2012 politica

“Uniti per l’Italia”. Dovrebbe chiamarsi così «la più grossa novità della politica italiana», come l’ha definita Angelino Alfano alla fine della scorsa settimana. Tra i dirigenti di via dell’Umiltà si fa sempre più insistente la voce che Silvio Berlusconi avrebbe in mente di dare vita ad una grande lista civica. Un’operazione che avrebbe come orizzonte le prossime elezioni. Da un lato amplierebbe la base elettorale degli azzurri, vistosamente preoccupati dell’erosione del proprio consenso, almeno a dar retta ai sondaggi. Dall’altro farebbe diretta concorrenza al Terzo polo, andando ad intercettare proprio quel flusso di voti al quale mira Pierferdinando Casini nell’organizzare il Partito della nazione.

Il ruolo del Cavaliere in Uniti per l’Italia non dovrebbe essere quello del leader. Berlusconi pensa piuttosto a farsi dipingere come il padre nobile dell’operazione. Gli strateghi di Palazzo Grazioli la prefigurano come un’importante tappa nella costruzione dell’immagine del Berlusconi-statista.  Coinvolgere la parte migliore della società italiana nella ricostruzione del paese nel dopo tecnici, sarebbe il degno approdo dell’uomo che ha lasciato Palazzo Chigi per il bene del paese. Una mossa che mira a tenere vive, almeno sulla carta, le chanche dell’ex-premier per il Quirinale. Per questo ad essere coinvolte saranno personalità del mondo dell’imprenditoria e della finanza, ma anche della società civile, a partire dal mondo del volontariato e dell’associazionismo, laico e cattolico.

Una squadra eterogenea, ancora da mettere a punto. A guidarla dovrebbe essere Luca Cordero di Montezemolo, a lungo considerato vicino ai centristi. Per convincere l’ex presidente di Confindustria, il Cavaliere avrebbe addirittura offerto al presidente della Ferrari l’appoggio alla sua candidatura come presidente del Consiglio.  Una mossa che avrebbe irritato un po’ il segretario del Pdl, Alfano, costretto comunque a far buon viso a cattivo gioco. L’incertezza sul futuro sistema elettorale rende difficili le previsioni sul vincitore delle prossime elezioni. Di certo, anche qualora si votasse con il Porcellum, un’eventuale affermazione del centrodestra sarebbe assai complicata. Alfano si sarebbe convinto a dedicarsi alla riorganizzazione del partito anche dopo le elezioni, limitando il proprio coinvolgimento in un eventuale futuro governo esclusivamente in un ruolo politico. Come quello di vicepremier.
Il Popolo della libertà non verrebbe dunque annullato per far posto a Uniti per l’Italia. Quello nata dal predellino rimarrebbe il mattone centrale della futura costruzione del centrodestra. L’obiettivo dichiarato è renderlo solido al punto tale da sopravvivere al complicato momento che attraversano  i partiti.

In quest’ottica numerosi colonnelli si schierano apertamente per disinnescare il documento presentato da Beppe Pisanu insieme ad altri ventisette senatori azzurri. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ribadisce come «l’orizzonte strategico di Pisanu non è chiaro» e che occorre pensare al dopo Pdl «ma senza smantellarlo». E, intervistato dal Corriere della Sera, conferma come il futuro del centrodestra possa passare anche con un’intesa strategica con l’Udc, «ma con il Pdl come perno». Lo scopo è quello di costruire «un grande partito moderato e riformista di centrodestra che coinvolga anche quelli che hanno una storia di destra».

Che il rimescolamento delle carte dell’area azzurra non sarà solamente una questione cosmetica lo mette in chiaro anche Mariastella Gelmini: «Berlusconi e Alfano ci stanno lavorando da tempo. Non si tratterà di un maquillage».  Un cambiamento che fa ben sperare la truppa dei “novantaquattristi”. Sono sempre di più, tra dirigenti e militanti, coloro che invocano per il centrodestra un ritorno alle idee e ai temi che costituirono la grande ventata di speranza allorché Berlusconi scese in campo. Sabato, ad Asti, ad ascoltare su queste istanze il senatore Antonio Martino e l’onorevole Giuseppe Moles, invitati dal Tea Party italiano, erano in cinquecento. Cinque volte di più rispetto agli intervenuti ad un comizio di Alfano che, sempre nella città piemontese, era intervenuto in mattinata al comizio per il candidato sindaco locale. Cinque i punti dai quali partono i novantaquattristi per il rilancio del partito: sviluppo economico e politiche occupazionali; meno stato e più mercato; riduzione della pressione fiscale; giustizia giusta; libertà ed efficienza nel comparto istruzione. Temi cari all’elettorato berlusconiano e che con ogni probabilità saranno alla base del nuovo progetto. Anche perché, come ha anticipato Francesco Verderami sul Corriere, Berlusconi sta ragionando sui dati di un sondaggio che proprio Moles gli ha consegnato e che racconta di un popolo del Pdl molto interessato ad un ritorno alle battaglie politiche delle origini. I particolari del sondaggio, realizzato dall’istituto di rilevazioni Spincon, saranno pubblicati integralmente domani proprio su L’Opinione.  

Rumors interni a via dell’Umiltà osservano tuttavia che la data dell’annuncio della nuova creatura berlusconiana potrebbe slittare. Gli esperti dei partiti hanno aggiornato la riunione del tavolo su riforme e legge elettorale a dopo le amministrative. Eventuali sorprese nella consultazione per gli Enti locali potrebbero spostare nuovamente gli equilibri fra le parti, costringendo i vertici pidiellini a correggere in corsa il progetto del Cavaliere. Qualche lieve preoccupazione potrebbe destarla anche l’esistenza di un piccolo movimento denominato, per l’appunto, Uniti per l’Italia. Ma il simbolo, e soprattutto il nome, non sembrano essere stati depositati. Per il momento Alfano si limita a lanciare precisi segnali di rinnovamento. L’altro ieri ha annunciato che il partito rinuncerà gradualmente al rimborso per le spese elettorali e si affiderà esclusivamente al contributo da parte dei privati. E sul tema ha convocato per oggi la direzione nazionale del partito. L’obiettivo è quello di arrivare ad una proposta chiara da parte del Pdl.
Un’attività che serve anche come manovra diversiva per offuscare la portata innovativa del Partito della nazione, al quale il Pdl ancora non può rispondere con la presentazione del nuovo progetto. L’ordine di scuderia tra i dirigenti azzurri sembra chiaro: ignorare con i giornalisti il tema delle evoluzioni del Terzo polo, per far perdere a Casini titoli di giornali e centralità nel dibattito politico. 

(L’Opinione)

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