Zuckerberg sbarca in borsa

By Redazione

aprile 19, 2012 Cultura

È l’evento economico più atteso dell’anno, oltre 800 milioni di utenti seguono il caso e c’è chi già da tempo scommette sulla quotazione del sito. Facebook fa il suo ingresso a Wall Street e per Mark Zuckerberg arriva la prova della maturità. Senza tirare a indovinare su cosa accadrà e quali saranno le scelte future di Zuckerberg – se dopo l’ingresso in borsa deciderà di vendere o raderà al suolo il suo stesso impero, vivendo il resto della vita da nababbo – ripercorriamo le tappe più significative degli ultimi giorni.

Prima di tutto i punti deboli. Sono soprattutto normativi, legati alle regolamentazioni della concorrenza. L’antitrust segue come un mastino la Facebook Inc, con particolare interesse per acquisizione lampo di Istagram, l’applicazione gratuita che permette agli utenti di scattare foto, applicare filtri e condividerle nei maggiori social network sulla piazza. Se la cifra di un miliardo – quanto ha sborsato Marc per rilevare il social fotografico – fa venire le palpitazioni, suona a dir poco sconvolge la prima offerta fatta dall’amministratore di Istagram, Kevin Systrom, di appena 25 anni: esattamente il doppio. Le trattative sono andate avanti per appena 72 ore, gestite direttamente da Zuckerberg, mentre il suo Cda continuava, ignaro, le contrattazioni con Wall Street. In effetti, il più giovane milionario d’America controlla il 57% dei voti all’interno del consiglio d’amministrazione e possiede legalmente la facoltà di concludere accordi senza il loro consenso. Zuckerberg non informa nemmeno la fidata collaboratrice Sheryl Sandberg.

La trattativa si sarebbe tenuta nella sua casa a Palo Alto. Qui la questione si fa interessante, perché Instagram, stando a indiscrezioni, si rivela un vecchio pallino di Marc. La segue fin dal momento del suo startup, avvenuto circa 18 mesi fa, prima che raggiungesse i 10 milioni di iscritti, solo sui dispositivi iOS. Sorge spontanea a questo punto una domanda. L’operazione è frutto di uno sfizio, di un capriccio o si tratta una trovata commerciale ben studiata per presentare Facebook ai mercati come una sorta di holding in espansione? Rumors affermano che Marc Andreessen – membro del consiglio di Facebook e uno dei primi ad aver investito in Istagram – sia stato visto correre nervosamente vicino la residenza di Zuckerberg il giorno dell’affare. Probabilmente cercava di raggiungere Systrom prima che fosse troppo tardi. Si dice che abbia atteso in salotto di essere ricevuto, mentre il Ceo di Istagram in un’altra stanza già firmava.

Proprio a quest’operazione sembra dipendere la data del lancio in borsa. Secondo diverse fonti vicine alla società il grande giorno potrebbe essere il 17 maggio, sempre che la Sec, l’autorità vigilante sulle transazioni finanziarie americane, dia l’ok ai documenti che riguardano proprio la recente acquisizione. La stessa notizia è stata trasmessa anche dalla Cnbc, che ha lasciato trapelare la cifra di una possibile quotazione: 100 miliardi di dollari. Solo un’ipotesi, sufficiente a far scattare  sul web una sorta di remake virtuale di “Ok il prezzo il giusto”, un must degli anni novanta per le casalinghe italiane. Nel calderone delle totoscommesse c’è chi pronostica che i miliardi saranno 10 e chi azzarda di azzeccare il costo della singola azione: il più gettonato è 40 dollari.

Quindi quanto vale Facebook? Il fatturato della società relativo al 2011 ammonta a 4,3 miliardi di dollari, con un utile poco superiore al miliardo. Il suo valore complessivo si aggira sugli 80-90 billioni. Intorno a questo elemento si intrecciano però alcune incognite, anche se il destino del socialnetwork può popolato e ricco al mondo sembra tutto in discesa. Il web 2.0 sembra ormai sulla via della pensione, mentre la rete sociale e partecipata è destinata a crescere enormemente nei prossimi anni. Sarebbe tuttavia un errore, ignorare quei buchi neri all’interno dei quali il colosso non può prendere la residenza: Facebook rimane bloccato in Cina e in Russia e per alcuni regimi, sistemi di informazione dispersa come questo, costituiscono un vero e proprio nemico da combattere. Anzi, Zuckerberg viene visto da governanti non proprio democratici come una potenziale minaccia per la loro stabilità. Si può immaginare che in futuro la Facebook Inc debba confrontarsi con attacchi informatici sempre più massicci e politicizzati e con una popolazione di “dissidenti” contrari alle gabbie sociali, pronti a lottare per la sua distruzione. Il mercato deciderà tutto il resto.  

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