Lo sporco della politica

By Redazione

aprile 19, 2012 politica

Si stanno scoperchiando le fogne. Il lezzo che ci ammorba fa sembrare quello che fuoriuscì dalle segreterie dei partiti e dai consigli di amministrazione di alcune aziende vent’anni fa un’acqua di colonia fragrante. La corruzione – almeno questo credo si sia capito – ha impoverito l’Italia più di quanto si sia portati a credere. E l’ha fatta diventare più ignobile e cialtrona. Preda dell’avidità non di pochi, come potrebbe essere sospettabile, ma di moltitudini. Evasori, ricattatori, faccendieri, ladri, puttane, affaristi per conto di poteri tutt’altro che limpidi, oltre ai soliti criminali, hanno lanciato un’Opa sul Belpaese e con la complicità della politica, rappresentata da una classe di partitocrati scadenti quando non immorali per come vengono fuori dalle rappresentazioni che vengono fuori dalle inchieste giudiziarie, non fanno mistero di volersene appropriare.

Di fatto l’Italia è già cosa loro. I cittadini guardano la televisione, leggono i giornali e inorridiscono. A tarda sera, intrattenendosi davanti al teleschermo, devono frenare i conati di vomito provocati dalle esibizioni di narcisisti arbitrariamente qualificati come “politici” che si danno sulla voce per tentare di additare sempre a qualcun altro le responsabilità di quanto sta accadendo o è accaduto. Una domanda frequente ricorre tra i cittadini disgustati: fino a quando dobbiamo sopportare l’indecente spettacolo di una classe politica incapace di resistere alla tentazione di truffare gli elettori e di  allungare le mani su ciò che non è roba sua o nella sua disponibilità?

Lasciamo stare i casi noti e sconcertanti che le cronache doviziosamente riportano. E mettiamo per una volta da parte il vittimismo di taluni che si sentono perseguitati (beninteso: anche questo aspetto contribuisce a rendere il lezzo più insopportabile). Quel che risulta evidente è il quadro d’insieme di un Paese collassato, angariato, dileggiato. Dal sistema dei partiti e dalla immoralità privata che si nutre del pessimo esempio di chi dovrebbe garantire quel minimo di correttezza nella sfera della socialità.

Denunciare tutto ciò non è antipolitica. E’ semplicemente naturale frutto dell’indignazione. Indignazione per l’immiserimento della nazione e per gli arricchimenti illeciti di turbe di delinquenti in giacca e cravatta che frequentano i piani alti dei palazzi del Potere e le banche dei paradisi fiscali; indignazione per i partitanti che bivaccano in Parlamento e non sono in grado di contrastare i fenomeni di corruttela che albergano nelle segreterie delle loro forze politiche; indignazione per i demagoghi che predicano contro la casta, ma si tengono ben stretto il malloppo di Stato, indispensabile per il funzionamento della politica, ma francamente eccessivo a fronte di ciò che la politica produce e propone; indignazione per il depauperamento delle risorse pubbliche a fini clientelari, mentre i contribuenti annaspano nel cercare di mettere insieme i soldi da versare all’erario; indignazione per l’ascesa irresistibile (almeno fino ad ora) di servi e zoccole nell’empireo del potere, mentre altri si spaccano la schiena e nonostante gli enormi sacrifici perdono il lavoro, tanti imprenditori si tolgono la vita perché costretti a chiudere spesso a fronte di crediti che non riescono a riscuotere dalla pubblica amministrazione, numerosi cervelli sono in fuga verso lidi dove possono finalmente esprimersi; indignazione per i modelli culturali e comportamentali che deprimono coloro che sono costretti a subirli, a meno di non ritirarsi in qualche eremo e rinunciare  ad un minimo di vita sociale; indignazione per lo scontro che si profila tra meno abbienti e Stato, mentre la ricchezza (quella onesta) viene considerata frutto di innominabili delitti, come neppure nella Russia pre-sovietica accadeva; indignazione per vent’anni di vita italiana gettati via, gli ultimi vent’anni, quattro lustri di speranze frustrate.

Antipolitica? No. Abbiamo un disperato bisogno di politica. Di una buona politica. O, almeno, di una politica appena capace di non farci sentire ricoperti da una coltre di sporcizia. Chi ha qualche idea si faccia avanti. E si chiudano tutti i bordelli. A cominciare da quelli contigui con il Palazzo.     

(Totalità.it)

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