Fra missili e politica interna

By Redazione

aprile 17, 2012 Esteri

Nelle ultime settimane la penisola coreana è stata al centro dell’attenzione mondiale per il lancio di un nuovo missile balistico nordcoreano, il Kwangmyongsong-3, destinato all’osservazione terrestre. Ciò che poteva sembrare una ordinaria attività scientifica o di ricerca ha invece attirato su di sé le critiche di quasi tutta la comunità internazionale; tuttavia per comprendere appieno i toni delle reazioni occorre un esame delle particolari dinamiche interne della Corea del Nord, uno degli ultimi governi comunisti rimasti al mondo.

La politica interna

La piccola repubblica, nata dopola Secondaguerra mondiale, è governata da un sistema politico che è riuscito a creare un binomio comunismo-militarismo unico al mondo, riassunto nella teoria del Songun.Questa dottrina (traducibile come “forze armate al centro”) è uno dei cardini del sistema politico di Pyongyang e rappresenta la chiave di lettura dell’atteggiamento internazionale della Corea del Nord. La classe militare, che conta circa un milione e duecentomila uomini in servizio attivo (su venticinque milioni di popolazione) è strettamente compenetrata con l’apparato di partito, ovvero l’altro elemento di potere del paese: il vertice politico-militare nonché punto di congiunzione fra le forze armate e lanomenklatura è da sempre la famiglia dei Kim, giunta oggi alla terza generazione. Da quasi settanta anni questa ristretta éliteha plasmato i destini del paese, sviluppando un sistema politico molto particolare e totalmente incentrato sul proprio culto della personalità. Il primo dittatore, Kim il Sung (nato nel 1912), fondòla Coreadel Nord nel 1945 ed alla sua morte nel 1994 passò il potere al figlio, Kim Jong Il. Il recente decesso del secondoleader,a dicembre2011, hadeterminato il passaggio di poteri nelle mani del figlio Kim Jong Un, nato nel 1982. La giovane età del terzo Kim non si è rivelata ostativa al raggiungimento del potere, tanto che nei giorni scorsi il nuovo dittatore, già generale di massimo grado, è stato formalmente investito di ulteriori cariche politiche. Nelle complesse alchimie del governo di Pyongyang titoli rumorosi come “primo presidente della Commissione di Difesa Nazionale” non sono solo retorica, ma costituiscono ruoli-chiave per gestire lo stato, a partire dall’apparato militare. Non è un caso che posizioni di questo genere siano sempre state ricoperte dai dittatori in persona o dai loro stretti familiari. Il lancio del missile, avvenuto il 13 aprile, si inserisce quindi nelle complesse dinamiche di politica interna della repubblica del Nord, e si somma al centenario della nascita del fondatore Kim Il Sung, “presidente eterno” della Corea popolare.

Il problema missilistico

La necessità di celebrare il centenario del fondatore si è affiancata a quella, ben più concreta, di suggellare pubblicamente il nuovo ruolo di Kim Jong Un. Sebbene dalla morte del padre nessuno abbia tentato di ostacolare il nuovoleader,una consacrazione formale del passaggio di potere era ormai necessaria. L’establishmentdi Pyongyang ha così deciso di celebrare l’evento in due modi: il lancio di un satellite il 13 aprile ed una imponente parata militare che si è svolta nella capitale il 15 aprile. Anche in questo caso politica e difesa viaggiano di pari passo, suggellando il passaggio politico con una serie di manifestazioni militari.  

Il lancio del satellite, che doveva sottolineare le capacità industriali del Nord, si è però rivelato un clamoroso insuccesso: a pochi secondi dal lancio il missile che lo trasportava si è distrutto. La brevissima vita operativa del Kwangmyongsong-3 è però bastata a scatenare severe critiche da parte di molti stati. La paura non è legata al satellite in sé, ma alla capacità missilistica. Il rischio è che un missile analogo possa trasportare anche testate nucleari, recentemente sviluppate dalla Corea del Nord con due esperimenti nel 2006 e nel 2009. Proprio questo motivo ha spinto il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a condannare il comportamento di Pyongyang con due risoluzioni, la n.1718/2006 e la n.1874/2009, vietando ulteriori lanci di missili balistici: l’azione di Pyongyang ha così apertamente violato questo divieto. Date le brevi distanze dei paesi vicini, la possibilità di un lancio nucleare costituisce una seria minaccia per tutta l’Asia Pacifica, e rende molto inquieti gli altri governi.  

L’imponente parata militare del 15 aprile è stata il contraltare del fallimento missilistico, e si è svolta in una Pyongyang gremita di persone festanti e urlanti. La propaganda di regime, abituata a queste manifestazioni di dimensioni trionfali, non ha lasciato nulla al caso. La lunghissima sfilata di mezzi militari – cannoni, carri armati, missili, veicoli – si è inframmezzata allo sfilamento delle truppe, tutte in perfetto ordine ed in simmetrica precisione, terminando con il passaggio di cinque aerei in cielo. Il tutto si è svolto in una capitale agghindata a festa con palloncini, bandiere,pon-poncolorati ed immancabili slogan propagandistici. Il culmine dell’evento è stato il discorso di Kim Jong Un alla popolazione: fra scroscianti applausi il giovane dittatore ha così suggellato la sua presa del potere.

Un inizio in salita per Kim Jong Un

Nonostante l’imponente sfarzo della parata, il disastro del lancio missilistico è una ferita aperta nella politica di Pyongyang: la stessa agenzia stampa del governo,la KCNA (Korean Central News Agency)ha dovuto ammettere il fallimento dell’esperimento. Tuttavia la massiccia forza militare mostrata nelle vie della capitale ha sottolineato ulteriormente il legame fra la famiglia Kim e le forze armate: lo stesso Kim Jong Un nel suo discorso ha richiamato l’importanza della dottrina delSongun.Questo sembra allontanare le ipotesi di distensione che si potevano auspicare vista la giovane età del nuovo dittatore. La parata ed il lancio hanno così aumentato ancora di più l’attenzione sulla retorica militaresca di Pyongyang, generando un’unanime condanna. Nessun paese e nemmenola Cina, infatti, hanno gradito il tentato lancio di Pyongyang, il cui risultato quindi è stato quello di isolare ancor di più la piccola repubblica del Nord. Il giovane Kim Jong Un ha così inaugurato il suo mandato politico con una serie di segnali che lasciano pochi margini al dialogo: tuttavia bisogna vedere che costo politico e sociale avrà questa retorica “muscolare” e bellicista. La Coreadel Nord soffre di gravi problemi alimentari, e delle ulteriori sanzioni internazionali potrebbero aggravare un quadro interno già precario ed in grave difficoltà. 

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