La verità vi prego su Benedetto

By Redazione

aprile 16, 2012 Cultura

Lunedì 16 aprile, papa Benedetto XVI ha compiuto 85 anni. Il 19, invece, festeggerà il settimo anniversario di elezione al pontificato. Sarà il sesto papa più anziano della storia. Negli ultimi tempi è apparso acciaccato, invecchiato, e l’uso della pedana mobile cui ci ha recentemente abituato non ha fatto altro che alimentare le voci di una possibile malattia, di una salute cagionevole, di una presumibile abdicazione. Ma Joseph Ratzinger non sembra dare segni di cedimento. La stanchezza c’è, inutile negarlo. Quella di un uomo ottuagenario che fa la vita di un trentenne. Ve lo immaginate vostro nonno, che invece di giocare a carte al bar sport, seguire le estrazioni del lotto e passeggiare nel parco, parte per 23 viaggi internazionali, 27 viaggi nella penisola, scrive due libri e 3 encicliche? Altro che occhiaie.

Un papato che doveva essere breve: tutti ricordiamo le voci (tra cui quelle di molti cardinali) che quel 19 aprile 2005 parlavano di un ‘pontificato di transizione’. Non durerà molto, poi sarà eletto un nuovo Giovanni Paolo II. Invece, Benedetto XVI ha tenuto duro, ha stretto i denti, continua a lottare. Sono stati anni difficili, forse i più travagliati nella recente storia della chiesa cattolica. Dallo scandalo pedofilia, alle magagne economiche che hanno investito il Vaticano, passando per lo spinoso problema dei Lefebvriani, non passa settimana senza che qualcosa vada storto. Problemi che molto spesso papa Benedetto ha ereditato dal predecessore e che si è trovato a dover risolvere stretto tra due fuochi. Da una parte, la Curia romana, organismo difficile da gestire (ma che Ratzinger conosce bene), che spesso gli rema contro; dall’altra, la diplomazia vaticana, la cui maniera di gestire gli scandali sembra negli ultimi tempi quanto meno barcollante. Una situazione claustrofobica, che tuttavia Benedetto è riuscito finora a tenere a bada. Con uno stile impeccabile. Lontano certo dai guizzi mediatici di Woytila, che sapeva stemperare gli animi con slanci inconsueti, gesti al fulmicotone. Ratzinger preferisce affidare alle parole la propria controffensiva, e in un’epoca in cui tutto è affidato all’immagine, questo può risultare noioso e antiquato. Una personalità diversa, quella di Benedetto XVI, più schiva, più defilata, ma ugualmente penetrante. Basterebbe ascoltare un po’ di più e spegnere il televisore.

Il furor di popolo parla di un papa ‘lontano dalla gente’, antipatico, eccessivamente tedesco nelle maniere. I fatti però, che spesso smentiscono lavox populi, dicono altrimenti. I famosi ‘bagni di folla’ ci sono ancora, basti pensare all’affluenza durante gliAngelusdomenicali, ultimamente quasi triplicata. I libri del pontefice, dalle due opere dedicate a Gesù di Nazareth agli scritti dei tempi del cardinalato sono in cima a tutte le classifiche mondiali; notizia di qualche settimana fa, l’ennesima traduzione, stavolta in lingua araba. Chissà se tra i tanti telegrammi che arriveranno lunedì sulla sua scrivania, ci saranno anche quelli di chi lo voleva passeggero, di chi desiderava un pontificato ‘toccata e fuga’. Forse sì. Benedetto XVI leggerà anche quelli: serviranno a regalargli un sorriso.

 

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