Gianfranco Fini vuole dimettersi

By Redazione

aprile 16, 2012 politica

Gianfranco Fini vuole dimettersi. Come e quando è solo questione di strategia politica, ma ormai è cosa certa. Il presidente della Camera (ancora per poco) ha definitivamente rotto gli indugi stamani, con l’intervista rilasciata sulle pagine di Repubblica. Con la scusa di bacchettare l’ABC sui rimborsi elettorali, Fini sale in cattedra con una lectio magistralis sui doveri della politica. Parla della crisi del ’92, e di come il sistema dovrebbe cambiare per non implodere una seconda volta. Non lesinando consigli e suggerimenti che sembrerebbero più appropriati ad un candidato premier in piena campagna elettorale piuttosto che al compassato detentore della campanella di Montecitorio.

Davanti alla penna di Carmelo Lopapa, Fini si toglie definitivamente la giacca da terza carica dello Stato e veste quella da aspirante leader del Terzo Polo. Un outing che lascia pochi margini al dubbio, specie se si considera che arriva dopo un week-end di dichiarazioni fibrillanti. A cominciare da Twitter, dove si è consumato un siparietto gustoso: «Ora o mai più, per Gianfranco Fini il suo tempo è qui e ora, senza se, senza ma e senza impedimenti istituzionali», cinguettava domenica pomeriggio il profilo @gianfranco_fini. Pronta l’errata corrige (ma sarà stato davvero così?) dell’ufficio stampa di Futuro e Libertà, @FliFini: «Il post con la dichiarazione di @fabiogranata è partito per sbaglio da @gianfranco_fini #sorry». Un botta e risposta che ha tutta l’aria della strategia pianificata a tavolino.

Insomma, i colonnelli finiani rivogliono il loro grande capo in corsa per la leadership del partito. E lo vuole anche Gianfranco Fini, stanco di dover ancora giocare all’eterno delfino di chiunque anche a 60 anni suonati. L’ex leader di An ha già perso un treno importante quando ha deciso di troncare con Berlusconi. Ora, però, di fare la ruota di scorta anche a Pierferdinando Casini, lo stesso con cui per anni sì è conteso le grazie del Cavaliere, non ne ha nessuna voglia. Anche perché stavolta la posta in palio è quella di assumere la guida di un partito minoritario che può sopravvivere a se stesso solo se riesce a decretare la morte del bipolarismo anche al di fuori delle aule parlamentari e delle pagine dei giornali. Perdere questa occasione, insomma, equivarrebbe a perdere la faccia e fare la fine di un altro ex presidente della Camera che aveva tirato troppo la corda nel giocare all’ago della bilancia: Fausto Bertinotti.

L’unica cosa da fare, quindi, è dimettersi e tornare a fare politica senza impaludamenti istituzionali. Quando? Nel momento in cui la solidità di Monti e del suo governo dovesse cominciare a traballare sul serio. Se Supermario dovesse staccare il loden dall’appendiabiti di Palazzo Chigi e fare le valigie sotto la stretta di una politica sempre più insofferente al suo operato, anche subito. Se invece l’esecutivo dei professori reggerà, Fini resterà abbarbicato al soglio di Montecitorio ancora per un po’. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *