Crisi: mille suicidi in due anni

By Redazione

aprile 16, 2012 politica

L’International Herald Tribunedi sabato scorso ha aperto la prima pagina con questo titolo: “Nella crisi della zona euro, lo stress diventa  mortale”. Dettagliato il racconto dei numerosi suicidi di imprenditori, artigiani ed operai indotti al gesto estremo dall’impossibilità di continuare a produrre, di pagare i fornitori, di tenere aperte piccole e medie aziende, di portare lo stipendio a casa e sfamare le proprie famiglie. I Paesi più colpiti da questa vera e propria emergenza sociale che si sta allargando a macchia d’olio sono quelli su cui con maggior virulenza si è abbattuta la catastrofe economica: Grecia, Irlanda, Portogallo. Uno speciale riguardo all’Italia dove, secondo i dati più recenti, ben ventitré persone si sono tolte la vita dall’inizio dell’anno, una ogni quattro giorni, perché non ce la facevano più a convivere con la crisi. L’incidenza maggiore, nel Veneto: nove in tre mesi. Spaventoso.

Le imprese chiudono, i lavoratori perdono il posto, le famiglie impoveriscono, le tasse aumentano. Chi non ha altre risorse per sopravvivere, sia pure minime, si uccide.

Così, tragicamente, hanno fatto mille persone, tra il 2009 ed il 2011, nell’indifferenza generale. La causa principale sembra essere stata quella dei crediti non riscossi che hanno determinato un terzo dei fallimenti delle imprese: sessanta miliardi di euro in fumo. I debitori sono soprattutto le pubbliche amministrazioni. Ma chi ha raccolto le denunce dei suicidi? E chi è intervenuto quando le banche hanno chiuso i rubinetti innescando drammi culminati con la morte? Nessun responsabile ha mai pagato.

Registriamo il disfacimento di un paese le cui ultime prove di vitalità e di ribellione, paradossalmente, sono costituite proprio dalla fine cruenta di uomini e donne che non resistono alla pressione dell’immiserimento, al fallimento dei loro progetti di vita, alla devastante vergogna di mettere sulla strada lavoratori che avevano creduto in loro.

Spesso è il governo – ha accusato l’Herald Tribune- “a non aver pagato i debiti contratti con gli imprenditori”. Ed il governo tace perfino di fronte agli ultimi casi, particolarmente clamorosi, come quello di Giuseppe Campaniello che si è dato fuoco davanti alla sede di Equitalia di Bologna agli inizi di aprile. Come il suo sono tanti i gesti disperati. Ciascuno  e tutti insieme raccontano di un’Italia prossima al collasso; probabilmente già collassata ma non è stato ancora certificato. E ci fanno intendere che il risvolto più inquietante della crisi economica è proprio la disperazione che può assumere forme diverse: un moderno assalto ai forni nelle modalità dell’insorgenza sociale e del scontro tra classi meno abbienti e Stato; oppure i solitari gesti di cui abbiamo sommariamente dato conto.

Dovrebbero capire tutti, dai politici agli opinion makers, che l’economia è una scienza esatta fino ad un certo punto. Poi interviene il fattore umano. E quando lo si trascura o si finge di non vederlo, una comunità può anche dissolversi. Le regole, insomma, soprattutto se ferree ed indiscriminate, sulla carta sembrano essere ineccepibili, nella realtà non sempre funzionano per tutti. E, come si sa, ognuno è una monade. Con questo non si intende certo avvalorare un sistema utopistico nel quale vengano adottati provvedimenti su misura per ciascuno, ma semplicemente che le disposizioni generali devono essere ispirate a criteri di equità e di congruità, oltre ad essere supportate da regolamentazioni eccezionali in casi di estremo bisogno. Di più: soprattutto quando si chiedono sacrifici ai limiti della sopportazione, la pubblica amministrazione dovrebbe essere quella che dà l’esempio e si offre ai cittadini come un modello di comportamento. Se essa, tanto per dire, avesse onorato i suoi impegni verso i privati, certamente molte tragedie non si sarebbero verificate.

Ma ciò  rientra nella sfera di una concezione dello stato e della società che è stata rottamata da tempo. Come le speranze degli italiani di uscire indenni dalla guerra economica che subiscono senza averla voluta e soprattutto che affrontano privi di armi adeguate per difendersi. A mani nude, dotati soltanto della disperazione che tuttavia non commuove il freddo Leviatano. 

*Gennaro Malgieri è deputato del Pdl

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